Le porzioni che si occupano di darci delle nozioni storiche sul Ghetto sono molto interessanti (e forse perfino troppo brevi!), così come è stuzzicante l’incursione nel mondo delle transessuali che lavorano in Vico della Croce Bianca, per quanta vita hanno vissuto e per quante cose hanno visto ci vorrebbero almeno altri dieci documentari per provare appena appena a capire che cosa vuol dire stare sulla soglia, ogni giorno, in attesa. Per Vie Traverse non è solo un’opera che mi verrebbe da definire divulgativa, ad un certo punto, a seguito di un incendio nell’adiacente Via del Campo, fa sì che la settima arte scenda in strada per aprire una finestra di pura cronaca con gli sfollati del palazzo andato in fiamme (principalmente marocchini) che non sanno dove andranno a dormire la notte. Per i gusti del sottoscritto la scelta di inserire uno stralcio di totale realismo con camera a mano e annessi traballamenti squilibra un goccio l’ecosistema del film, ma è innegabile che la faccenda dell’incendio di cui, tra l’altro, vediamo poi le conseguenze, ovvero l’occupazione dell’edificio fatiscente da parte di alcuni clandestini, è utile per misurare la temperatura di un corpo urbano malato, uno spazio altamente problematico che le parole delle istituzioni non hanno risanato e probabilmente non ci riusciranno mai perché il Ghetto è il Ghetto, è uno di quei luoghi-non-luoghi che sembrano esistere immutati e immutabili da un tempo indefinito, una bolla che è brodo di narrazioni vive, drammatiche, angoscianti (e la signora Miriam, la responsabile del centro di recupero per tossicodipendenti, ha visto qualcosa di tremendo), contemporanee, di un’urgenza che si procrastina fino ad eternarsi. Non si sa che ne sarà in futuro di Vico della Croce Bianca e dei claustrofobici affluenti che in lui si immettono (a oltre dieci anni di distanza e con due cambi d’amministrazione comunale posso assicurare che non è mutato granché), di sicuro il documento di Grippa & Bertora rappresenta una valida testimonianza che spiega nel suo piccolo lo stato delle cose nell’umido nucleo di una Genova salina e promiscua, un posto che chi sta scrivendo queste righe ama incondizionatamente.
Racconto di un muro - Nasser Abu Srour
23 minuti fa
Nessun commento:
Posta un commento