sabato 19 aprile 2008

Il Palazzo - Quinto piano

Uno e Altra si trovavano lì, separati da un tavolo, ma erano distanti mille miglia. Il silenzio che riempiva la cucina, il Palazzo, e forse il mondo intero, fu spezzato da Altra: “Tesoro devo dirti una cosa…”
Un brivido percorse la spina dorsale di Uno, la stessa sensazione che si prova un secondo prima di un incidente: è un momento, ma sembra eterno, non c’è salvezza. Mai.
“Che cosa?”
“Sono incinta.”
Lo schianto fu tremendo: il vetro che si spezza, i frammenti si conficcano sotto la pelle e penetrano in profondità, nei tessuti celebrali, e ancora più dentro, nel buio, nell’anima. È l’equilibrio che si frantuma, si sgretola, diventa polvere e poi sparisce, spazzato dal vento.
Molti anni prima, su una panchina di un parco, sedeva una ragazza con in mano un libro, un giovanotto, che passava di lì per caso, le chiese che libro fosse. Ancora non sapevano che erano fatti l’uno per l’altra, ma ormai quel ricordo, cristallizzato dal tempo, si stava sfuocando e lentamente svanendo.Uno e Altra erano lì, ma c’era un mondo a separarli.
Lui si alzò dalla sedia, lei rimase immobile a fissare il vuoto.

venerdì 18 aprile 2008

Il cerchio dei morti

Locandina S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E- per un mediometraggio italiano realizzato da Andrea Falcioni e Lucas Pavetto, entrambi presenti come attori nel film. Insieme a loro recitano altri due ragazzi e due ragazze, tutti non professionisti.

Sei persone si addormentano su un autobus che avrebbe dovuto portarle in vacanza, quando si risvegliano dell’autista non vi è traccia e quindi decidono di cercare aiuto nella campagna circostante, trovano riparo in una casa disabitata (che nella realtà è di proprietà di Falcioni) dove verranno sterminati uno dopo l’altro da un serpentone famelico vestito con una palandrana nera (ecco cosa li sta aspettando, come recita il sottotitolo).

Essendo un prodotto low-budget sono evidenti alcuni limiti, salta subito all’occhio, anche di un profano come me, la scarsa recitazione degli attori che sono amici, o conoscenti dei due registi; può far sorridere questa cosa, però come viene precisato da Lucas Pavetto in una intervista su splattercontainer: “Per quanto riguarda l’interpretazione... dove li trovavamo gli attori professionisti non avendo ancora un nome?". Dura la vita dei giovani cineasti, anche perché tutto ciò che concerne la realizzazione del film, luci, montaggio, doppiaggio, effetti speciali, e persino le riprese, sono state effettuate dai due giovani, aiutati in alcuni casi dagli altri attori presenti nel film, niente troupe insomma.
Se si riesce a superare qualche ostacolo, non tutti possono essere Al Pacino o Robert De Niro, Il cerchio dei morti è un prodotto abbastanza valido che può regalare qualche brivido.

P.S.: Mitico Tommy che sul braccio sinistro ha tatuato l’etichetta del Jack Daniel’s, se quel tatuaggio è vero quell’uomo ha tutta la mia stima.

giovedì 17 aprile 2008

The XXXorcist

Prodotto dalla Burning Entertainment, una casa americana che annovera solo attori e attrici tatuati più di Materazzi, e distribuito anche dalla Troma - figurati se si lasciavano scappare una perla del genere - The XXXorcist è la versione hard de L’esorcista (1973).
Il cast è composto dalla madre, con tanto di crocefisso che utilizzerà come dildo, un po’ fastidioso forse, però la piccola figlia non sembra soffrirne molto, anzi.
Poi c’è il prete, che sconfigge il demonio posizionando tre dildi in tre punti mooooooolto strategici.
Infine l’indemoniata, che lo è in tutti i sensi che potete pensarei, sìsì anche quelli più zozzi.
Menzione speciale alla crema di piselli che spurga da qualunque orifizio possibile ed immaginabile, e che ricopre le pareti della stanza e non solo. Sottolineo il non solo.

A causa del mio inglese biscardesco non sono riuscito a carpire i brillanti dialoghi presenti in quest’opera, però “fuck me Jesus, fuck me” l’ho capito eccome, e bellissima la scena successiva in cui il prete chiede scusa a Dio e poi si cala i pantaloni. In 47 minuti non c’è un attimo di respiro per il povero servo del Signore che prima se la deve vedere con la ragazzina, poi con la madre posseduta anch’essa in seguito ad una scena lesbo con la figlia, e poi nuovamente con quest’ultima, davvero insaziabile.
Colonna sonora heavy metal che ci sta benissimo e che si ferma solo quando il sacerdote si lancia giù dalla finestra, si perché The XXXorcist è fedele all’horror più terrificante di sempre, almeno così si dice, per me non lo è; comunque ha una buona dose di ironia che non guasta mai nei porno, anzi dovrebbe essercene sempre in grossa quantità.
Consiglierei la visione durante una bella escursione parrocchiale, tra una chitarra ed un falò, giusto per movimentare la serata.

mercoledì 16 aprile 2008

Picnic ad Hanging Rock

Tratto da un romanzo della scrittrice Joan Lindsay, Picnic ad Hanging Rock ha fatto conoscere al mondo intero il cinema australiano e la raffinatezza di Peter Weir, almeno così ho letto, fino a poco fa questo regista mi era totalmente sconosciuto.
Come ben si sa, l’eleganza, il decoro e la pudicizia sono caratteristiche di base dell’età vittoriana, credo che una delle chiavi di lettura del film sia di considerarlo come una critica velata, ma forte, al sistema sociale di quel tempo, poi ovviamente c’è il discorso filosofico sull’uomo vs. natura, però quello se non lo leggevo non ci arrivavo, e quindi non ne parlo.

E adesso, cari lettori, parte la rubrica “non è un caso che”.
Non è un caso che la scomparsa delle ragazze avvenga il giorno degli innamorati, come una fuga impossibile dagli schemi impostati del collegio. Non è un caso che le protagoniste siano tutte femmine, la scalata rappresenta, a mio avviso, la ricerca di un’identità soffocata dalle regole ferree della rettrice, inoltre la montagna, che poi è una collina ma Weir la rende imponente, nella sua antropomorficità ha un vago aspetto fallico, e quindi le ragazze potrebbero esserne state attratte in quanto si trovavano in un collegio esclusivamente femminile, di fatto c’è un legame che unisce Miranda e una sua compagna, e non è un caso che miss Mc Craw venga avvistata l’ultima volta senza la gonna, qui non c’entra la teoria dello stupro, anche l’istitutrice, succube dei modelli, si ribella, si emancipa, così come le ragazze che rimangono a piedi nudi.
Non è un caso che l’orologio di miss Mc Craw sia fermo perché il tempo dell’uomo è diverso da quello della natura, ma qui si entra in un discorso che è troppo complesso, e di cui scriverei soltanto delle grandi stronzate (che forse ho già scritto).

Ma a parte le possibile teorie sulla scomparsa delle ragazze che lasciano aperti spiragli a molte interpretazioni, cosa resta di questo film?
Non molto devo dire, quando ho capito che al regista non importava dare spiegazioni la mia attenzione è scemata notevolmente, io sono per i finali aperti, però in questo caso il film sarebbe potuto finire con la sparizione delle fanciulle, dopo c’è davvero poco.
Però resta interessante cercare di capire che fine abbiano fatto le ragazze, scartabellando alcuni siti si trovano le spiegazioni più fantasiose, dal rapimento UFO, allo stupro di gruppo, o ad una semplice frana, tutte tesi supportate da accurate spiegazioni. Probabilmente nessuno, neanche il regista, sa quale sia la soluzione del mistero, però è divertente provare a darla.
Non è un capolavoro, ma accende la curiosità dello spettatore, almeno nella prima parte.

martedì 15 aprile 2008

Tappetini

Quando visito un blog mi soffermo sempre sull’intestazione iniziale, quella in cima per intenderci. Per me anche solo il titolo può rivelare molto del blogger. Siccome vedo l’intestazione una specie di tappetino sull’uscio, cerco sempre di mettere immagini suggestive per invogliare il lettore a “scrollare” in basso col mouse. E mi sono accorto che dal 20 novembre io ho già cambiato 7 illustrazioni compresa questa. Visto che mi piacciono molto perché rispecchiano lo stato d’animo in cui mi trovavo quando le ho pubblicate, le posto nuovamente tutte di fila e farò la stessa cosa con le successive, così chi mi segue dall’inizio (ma chi???) potrà dire: “Cazzo sì, questa me la ricordo.”, per chi invece è arrivato solo ora dirà: ”Nooo, cosa mi sono perso.” Infine, chi capita qui per caso affermerà: ”L’Italia va a rotoli e sto qui ci propina queste stronzate, e poi manco avesse aperto il blog da dieci anni.” Io voglio bene a tutti in ogni caso.

Ah, sono in ordine cronologico.




lunedì 14 aprile 2008

La croce dalle sette pietre

Quando è possibile catalogare un film come una pellicola trash? Fondamentalmente l’etichetta che io ho creato con quel nome è sbagliata, “trash” non è un genere come può essere il “drammatico”, il “thriller” o il “sentimentale”, se si escludono le produzioni della Troma, che infatti ho deciso di separare, nessuna regista ha, o ha avuto in passato, l’idea di fare un film brutto; per me la definizione più calzante è quella data da Tommaso La branca che identifica il trash “nell’emulazione fallita di modelli alti”.
La croce dalle sette pietre è considerato il peggiore film mai girato in Italia, se si cerca qualcosa in rete non si troverà altro che giudizi negativi su questa prima opera di Marco Antonio Andolfi, il quale è anche il protagonista di questo scempio.

A parte le scene di lotta e quelle di sesso che rasentano l’idiozia (in La bestia in calore -1977- forse sono peggio), a parte la recitazione di Andolfi che è espressivo come una statua di marmo, a parte le trasformazioni in uomo-lupo di quest’ultimo in cui ci regala smorfie di rara bellezza, a parte i dialoghi dove certe volte gli attori fissano la mdp invece che il loro interlocutore, a parte le musiche che sono orripilanti, a parte i nomi dei mafiosi come Totonno il cafone, a parte che una divinità di nome Aborym sembra uscita dalla bocca di Mughini, a parte gli effetti speciali improponibli, a parte la recitazione di tutti gli attori che (spero) siano stati presi per strada, a parte che durante il film continuano a ripetere ad Andolfi che è un bel ragazzo (?), a parte che della trama non si capisce un cazzo, a parte mille altre cose, La croce dalle sette pietre è davvero una roba allucinante. Non accenno neanche la trama da quanto è sconclusionata; il bello è che il film è stato girato nell'87, invidio molto Andolfi per il suo coraggio, mentre nel mondo uscivano Full Metal Jacket, Gli intoccabili o Il cielo sopra Berlino, lui si presentava con La croce dalle sette pietre aka L’uomo lupo contro la camorra. Che grand’uomo!
Nel 2007 Andolfi ha girato il seguito: Riecco Aborym.

Posto qualche frame del film in modo da mettere in guardia qualche coraggioso che volesse intraprendere la visione di sta roba.

mercoledì 9 aprile 2008

Piano 17

Vabbè, lasciamo perdere le solite menate e vediamo che cosa ci offre Eraserhead TV stasera.
Oh bene, un lungometraggio italiano, Piano 17, Manetti Bros in regia, anno di produzione 2005.
Dai cerchiamo di dire qualcosa di intelligente su questo film.

Se qualcuno mi segue con costanza avrà notato che solitamente batto altre strade (cinematograficamente parlando) che quelle italiane recenti. Così a caldo posso dire che soltanto L’imbalsamatore (2002) di Matteo Garrone mi è piaciuto davvero molto, per il resto, tra vanzinate e muccinate varie mi tengo ben lontano dal cinema nostrano (e ho fatto pure la rima, tiè). Questo per dire che se ho visto Piano 17 è perché sia nel film di Garrone che in questo c’è la stessa attrice, Elisabetta Rocchetti.

La struttura costruita dai fratelli Manetti assomiglia molto alla lontana a quella di Memento (2000) perché col procedere della narrazione le continue analessi scoprono alcuni punti oscuri della vicenda.
Sarà che ho una naturale avversione nei confronti del cinema italiano, ma io una banda di rapinatori che ha per capo Massimo Ghini e come vice Enrico Silvestrin non ce la vedo proprio, in più a me Silvestrin non sta simpatico sin dai tempi in cui faceva il vj su MTV ed il ruolo che interpreta gli calza davvero a pennello. Lui è il traditore della banda che intrappola il fratello di Mancini (Ghini) dentro ad un ascensore con tanto di bomba ad orologeria a carico. L’attentato dinamitardo è in pratica un baratto con la direttrice della banca rapinata in precedenza che in cambio di alcune informazioni necessarie per il furto vuole l’eliminazione di certi documenti che si trovano al diciassettesimo piano di un mega palazzone.

Questo è un film sui precari legami umani, le figure rinchiuse all’interno dell’ascensore sono volutamente (almeno credo) stereotipate: la segretaria che scende a compromessi per fare carriera e l’impiegato frustato che spera in un contratto a tempo indeterminato sono modelli della nostra società, a trovarne di segretarie così però!
Non ho apprezzato molto il personaggio del fratello di Mancini, un po’ cavaliere senza macchia e senza paura e un po’ filosofo, ostinato nel portare a termine l’incarico di distruggere i documenti quando invece avrebbe potuto fregarsene dopo tutto il casino che era successo.
La regia è rapida, quasi nervosa, con i flashback ben inseriti all’interno della trama che presenta però alcune incongruenze; per esempio come è possibile che subito dopo la rapina si siano preoccupati di portare via il corpo di Mancini? E poi ancora, come faceva il fratello di Mancini a sapere con esattezza dove si trovasse la cabina di comando dell’ascensore? Ma soprattutto: perché la segretaria e l'impiegato non hanno chiamato subito il 112 appena intrappolati nell’ascensore?

Happy end con, udite udite, la voce di Max Pezzali in sottofondo, spettacolo!