martedì 7 novembre 2023

Tlamess

È molto, molto simile al precedente The Last of Us (2016) questo Tlamess (2019), lo è nello scheletro che lo costituisce, una bipartizione oltremodo netta, e lo è nella parziale asimmetria delle due sezioni, secondi tempi diversi dai primi con dei ma. Andiamo per gradi: lautore (massì, insigniamolo di tale carica) tunisino Ala Eddine Slim accende lapparato narrativo con una fuga, è quella di un soldato che sfruttando una settimana di congedo decide di abbandonare l'uniforme e fuggire non si sa verso dove, nella realtà filmica cè una precisa sovrapposizione con Akher Wahed Fina, là era un clandestino che tentava di andare altrove, qui è un uomo, altrettanto disperato, che vuole evidentemente lasciarsi alle spalle un mondo che non gli appartiene (e non solo a lui visto il suicidio del commilitone). In questo frangente, che dura quaranta e rotti minuti, Slim si concede qualche licenza tecnica da non disprezzare, diciamo che esteticamente hanno i loro perché dei carrelloni che esaltano il paesaggio urbano, sospesi movimenti laterali o efficaci regressioni visive che cambiano la percezione della visione, come se “qualcosa” di strano, oltre la storia del fuggitivo sullo schermo, aleggiasse continuamente nella scena. La mano del regista, quindi, si sente e si vede, non parliamo di un esemplare asciutto, radicale, oltranzista, piuttosto una via di mezzo sbilanciata comunque sul versante dessai, certo è che una volta delineato leclissarsi del militare (chiudiamo un occhio sulla trama che si piega allesigenza di farlo scappare via nonostante larresto) era necessario imprimere una svolta, io stesso, dalla mia postazione di spettatore, ne ho avvertito la necessità perché altrimenti lopera avrebbe rischiato di inaridirsi, e Slim non si fa attendere concedendosi un interessante pedinamento del fuggiasco nudo e insanguinato con una bella partitura di chitarre distorte ad accompagnare le immagini ferine. In pratica Tlamess inizia, o meglio, ri-inizia da qua.

Senza esagerare in elucubrazioni tramiche che tanto non ce nè bisogno, ciò che funziona del second half è lo scollamento quasi totale con il blocco iniziale, ma è quel “quasi” che fa la differenza: cè unellissi che disorienta, nel lasso di tempo intercorso, non breve a giudicare dalla capigliatura del protagonista, accadono fatti a noi tenuti nascosti, S (per entrambe le pellicole di Slim le schede sui vari siti indicano con una sola lettera i nomi dei suoi personaggi) acquisisce una consapevolezza differente, lui stesso sembra una persona diversa, per di più parecchio somigliante alleremita di TloU al punto di farmi pensare ad unipotetica connessione interfilmica, sia quel che sia, con lapparizione del nuovo S, una sorta di sciamano boschivo, anche il film prende una traiettoria decisamente, ma decisamente, sovrannaturale. Qualche dettaglio lavrei rifinito meglio (lillustrazione dellinfelicità esistenziale della donna è un po’ scolastica; il serpentone in CGI è da rivedere, al pari del neonato che non mi è parso un bimbo in carne e ossa), per il resto lo sviluppo che la narrazione ha sa catturare lattenzione, tuffandosi in una dimensione astratta Tlamess si affranca dalle costrizioni del racconto e inizia a folleggiare come più gli garba. Forse nella parabola umana che viene a modellarsi ci sono dei rimandi religiosi, se non addirittura dei veri e propri simboli (il rettile tentatore) che hanno degli echi – ora esagero – biblici. In generale lallestimento di questo strambo rapporto uomo-donna, gestito per mezzo delleccellente escamotage della telepatia ottica, regge anche in raffronto al contesto ambientale circostante di cui si avverte la presenza tra la schiuma del mare ed il muschio del bosco.

Le conclusioni ordunque non divergono troppo da quelle del lungometraggio desordio. Slim è indubbiamente uno da appuntarsi nella propria lista, con il lavoro sotto esame conferma e rafforza la sua posizione di filmmaker con idee e voglia di sorprendere. Quello che il sottoscritto gli imputa è: laver ricalcato in modo marcato le modalità espositive del debutto, e lappoggiarsi ancora un po’ troppo al registro finzionale e alle implicazioni che ne conseguono, se si riducesse tale vena artificiosa allora le cose diventerebbero assai intriganti, e, dati i presupposti, nulla vieta che possa accadere, il che ci farebbe posizionare in primissima fila pronti a goderci le trovate del tunisino.

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