domenica 29 giugno 2008

Denti

Farà parlare di sé il primo film di Mitchell Lichtenstein da noi in uscita a breve.
Senza troppi giri di parole: Dawn ha una vagina dentata.
Il regista poteva prendere due strade: quella più semplice della commedia alla Scary Movie (2000) con una strizzatina d’occhio ai prodotti della Troma tipo Killer Condom (1996), oppure quella più drammatica ma decisamente più impegnativa per essere resa credibile, dell’ horror truculento. Diciamo che Lichtenstein ha preso una strada intermedia. Se vi sono momenti “simpatici” non mancano scene gore ad alto tasso sanguinoso.Ovviamente l’immediata associazione che si fa sentendo parlare di vagine dentate e roba splatter partorisce l’immagine che vedete in fondo… sì sotto le gambe della ragazza c’è proprio quello a cui state pensando e come se non bastasse quel glande finisce giù per la gola di un cane.
Le vittime di Dawn sono tre, ma forse è meglio spiegare tutto.
Inizialmente la ragazza vive la sua verginità con estrema convinzione a tal punto da fare conferenze pro- castità. Poi conosce un ragazzo che sostanzialmente se la imbarca e riesce a portarla in una grotta su un lago dove la violenta, pessima idea perché il suo pisello finirà tra le chele di un granchio. La seconda vittima è un altro ragazzotto della scuola che fa il filo a Dawn senza grossi risultati, il tipo però è un furbetto e sfruttando un momento di debolezza della ragazza riesce a portarsela a casa e a farci l’amore. Apparentemente va tutto bene perché Dawn non è spaventata e quindi acquisisce la consapevolezza che i denti mordono in situazione di pericolo, purtroppo il ragazzo non è così scaltro e durante l’amplesso rivela a Dawn che aveva fatto una scommessa su di lei per riuscire a farsela… ZACK! Ora la giovane è anche in grado di poter usare il “morso” a proprio piacimento e così si vendica col suo fratellastro colpevole di non aver soccorso la loro madre in punto di morte. Dimenticavo, c’è anche un ginecologo che ci rimette quattro dita.

Molto non mi torna però.
Dubito che una ragazzina nel pieno dell’adolescenza e quindi nel pieno dell’esplosione ormonale non abbia mai scambiato due parole con delle amiche sull’argomento, ma a parte questo che ci può stare ai fini della vicenda, non mi è piaciuto per niente il cambio di atteggiamento da parte di Dawn. Prima è casta e pura, e poi, con addirittura la madre in punto di morte, si lascia trombare dal primo scemo che capita, sì ok la storia dell’ eroe mitologico a cui lei poteva credere ma non mi basta; per non parlare poi della vendetta contro il fratellastro, cioè nel giro di poco tempo è passata da timidi bacetti a rapporti quasi incestuosi, e la madre morta non è un pretesto valido per questo cambio di rotta.

Per chi si aspetta primi piani della vulva dentata rimarrà deluso, la mdp si concentra solo sulle espressioni di Dawn o delle sue vittime, ma avviso i maschietti che la visione di certe scene potrebbe provocare un brivido freddo lungo la vostra schiena.

sabato 28 giugno 2008

Il cinefilo

"Qual è il tuo sogno erotico?"
"La tipa con tre tette in Atto di forza!"

venerdì 27 giugno 2008

La casa del tappeto giallo

Un tappeto giallo arrotolato incombe nel soggiorno di Antonio e Franca. Il sonno di quest’ultima è agitato da antichi fantasmi che riemergono dal passato e che infastidiscono il marito. La cura per Franca decisa da Antonio è ai limiti della psichiatria, anzi decisamente oltre, la metodologia utilizzata dai sedicenti dottori è piuttosto discutibile ma indubbiamente efficace. Il professore si finge un’acquirente del tappeto che con fare ambiguo rinchiude Franca nella sua stessa casa, attuando una violenza psicologica che porterà la donna ad ucciderlo (ma in realtà il coltello è finto). Subito dopo entra in scena la moglie del professore (Milena Vukotic), che, sempre recitando una parte, fa crollare come un castello di carte le supposizioni fatte fino a quel momento sul marito. In realtà il professore è un ex paziente della Vukotic con la quale ha messo su una “squadra” specializzata nella risoluzione di traumi psicologici, essi sono stati assoldati da Antonio per liberare Carla dall’ombra del suo patrigno con il quale ha avuto dei rapporti incestuosi.

L’idea di fondo, che è tratta dalla pièce teatrale Teatro a domicilio di Aldo Selleri, è intrigante ma non è sorretta da una sceneggiatura adeguata. Ad esempio il dialogo finale tra il professore e la dottoressa è davvero ridicolo in quanto serve solo a spiegare dei punti oscuri allo spettatore nel procedimento della “terapia”, ma la forzatura è notevole in quanto i due sanno benissimo come è andata essendo stati loro i protagonisti della cura! Senza la loro presenza però il film scivolerebbe nella mediocrità, l’interpretazione di Milena Vukotic ma soprattutto di Erland Josephson sono magistrali, mentre quella della protagonista, Beatrice Romand, scricchiola palesemente.

Questo film di Lizzani non è malvagio, per un breve lasso di tempo riesce a disorientare lo spettatore sgretolando le certezze acquisite in seguito agli innumerevoli colpi di scena, ma l’effetto finisce nell’ultima mezz’ora in cui si capisce già tutto prima dello spiegone finale.
Forse chissà, da un remake con un budget un po’ più alto ne potrebbe uscire qualcosa di buono…

giovedì 26 giugno 2008

71 Fragments of a Chronology of Chance

E così, dopo Benny’s Video, sono a 2/3 della trilogia della glaciazione, ora mi manca solo The Seventh Continent (1989) che dubito riuscirò a trovare, ma pensavo la stessa cosa di questo e quindi non perdo la speranza.

71 frammenti di una cronologia del caso è indubbiamente un film complesso.
Che cosa ci ha voluto dire Haneke ?
Difficile dare una risposta precisa, come ogni suo film l’assimilazione dei contenuti non è cosa semplice né immediata. Partendo dalla fine si potrebbe dire che sia la cronistoria di un secondo di follia generato da una sequenza di azioni ordinarie. Ma prima della fine, attraverso un montaggio artificioso per certi versi simile a quello di alcuni film corali come America oggi (1993) o 21 grammi (2003), Haneke mette in scena l’indifferenza e la freddezza degli esseri umani. Come al solito non esiste alcun tipo di score, e l’obiettivo della mdp è il nostro occhio che spia la vita di alcuni viennesi dentro alle loro case, nell’intimità, mettendo a nudo le loro paure e dimostrando, a mio avviso, di quanto gli uomini siano soli.

E quindi ecco che l’anziano chiama in continuazione la figlia; il padre prega, e questa è una scena grandissima, il signore affinché vada tutto bene, ma la sua vita coniugale sta andando a rotoli ed in più sarà testimone dell’omicidio in banca; il bambino rumeno che ha viaggiato dentro ad un camion per arrivare in Austria viene adottato da una coppia che non è riuscita a legare con una bimba precedentemente accolta; il giovane studente che chiama ogni giorno i genitori viene ripreso duramente dal suo insegnante di ping-pong. Sono tutti soli.

Alla fine si tirano le somme dei possibili incroci che convergono all’interno della banca, luogo della strage che viene ripresa impietosamente dalle tv e trasmessa al tg tra la notizia di Michael Jackson accusato di pedofilia, e le ultime della guerra balcanica (siamo nel ’93).
E poi basta, schermo nero, fine dei frammenti.
I 71 frammenti a cui fa il riferimento il titolo credo che siano i continui stacchi che la mdp effettua per passare da un personaggio all’altro. Alla solita regia distaccata di Haneke questa volta vi si aggiunge una struttura circolare non particolarmente innovativa ma ben costruita e, pur restando rigida e asciutta, per certi versi intrigante.
A me è piaciuto un sacco, ma resta pur sempre Haneke: prendere o lasciare.

mercoledì 25 giugno 2008

In fuga

“Le fogne non sono poi così male.”

Ci credo che mio padre diceva così, lui c’era nato. Io invece sono cresciuto in una bella casetta, calda e accogliente, ricordo ancora bene i mobili bianchi della cucina, le pareti linde e quell’odore di menta che mi svegliava ogni mattina.
Nelle fogne è già tanto se ti alzi al mattino, devi sperare che qualcuno non ti abbia mangiato durante la notte, già perché io ci credo a quelle leggende metropolitane sui coccodrilli, una volta un mio amico ha visto un tizio che buttava un’anaconda giù per una tubatura. Io ho il terrore delle anaconde, mi hanno raccontato delle storie terribili, riescono a stritolare dei vitelli come se fossero grissini!
Ecco a pensare ai grissini mi è venuta fame, lo sapevo che dovevo portarmi qualcosa dietro, eh ma d’altronde ho fatto tutto così in fretta…saranno dispiaciuti della mia partenza, soprattutto la piccola Isabel, lei mi mancherà molto, mi mancherà tutta la mia vita precedente, però non potevo continuare così, anche papà prima di morire me lo ha detto :” Non si può stare in gabbia per sempre.”

Fantastico ho finito pure il rum, e stasera che cazzo bevo? Di tornare su non ne ho voglia, preferisco stare qui che essere additato dai bambini e schifato dagli adulti.
Non gli do torto, per carità, anche io se fossi dalla loro parte mi prenderei gioco di un barbone che vive sotto terra, ma non mi va, no. Stasera lo so come andrà a finire: piangerò fino ad addormentarmi, e poi domattina sul presto salirò sopra a prendere qualcosa da mangiare, e da bere cazzo, soprattutto da bere. Mio padre diceva sempre: “La peggiore disgrazia è sopravvivere ai propri figli”. Io non sono morto papà, almeno non ufficialmente. Chissà cosa stai facendo laggiù, mi manca la mia terra, mi manca il caldo e le mosche che si appiccicavano alla pelle per bere il tuo sudore. Mi manca il villaggio, mi manca tutto. Ero venuto in cerca di fortuna e sono finito in una fogna con i topi. Ecco, beati i topi, loro non ne avranno di questi problemi, quello lì piccolo e bianco per esempio chissà cosa sta pensando...

Chissà cosa sta pensando?

Se becco l’anaconda scappo a gambe levate.

martedì 24 giugno 2008

Magia nuda

Pessimo, come tutti i mondo-movie che finora ho visto.
Per chi non lo sapesse un mondo-movie è una specie di documentario in cui le immagini sono commentate da una voce narrante, la particolarità sta nel fatto che i temi trattati riguardano all’incirca sempre gli stessi argomenti: la morte, la violenza o il sesso. Questo genere nacque nel 1962 con Mondo cane di Jacopetti, costituito da una carellata di barbarie in giro per il globo (spesso false), negli anni successivi si è poi specializzato in temi specifici: Mondo Teeno (1967), Mondo Hollywood (1967) o Svezia, inferno e paradiso (1968).
Il titolo di questo pseudo-documentario riassume bene il proprio significato, si parla di riti e affini nelle tribù indigene del nostro pianeta; non so fino a che punto le riprese si possano considerare attendibili, comunque la mdp riprende impietosamente: uomini che soffiano all’interno della vagina di una vacca, bambini che sguazzano nell’urina della suddetta bestia; tartarughe che si accoppiano; bufali, giraffe ed elefanti uccisi e scotennati; una donna che allatta cuccioli di cane, una tribù che inala una sostanza inebriante; l’asportazione di un occhio ai danni di un pachiderma; una gallina decapitata; alcuni “interventi chirurgici” effettuati da presunti stregoni senza strumenti ma con l’uso delle mani.

Nell’ultima mezz’ora Magia nuda si occupa del sesso e si vede: un tentativo di “strappo genitale” ai danni di un bambino; un uomo che appoggia il suo pene sulla brace per essere più fertile; una specie di esorcismo in cui viene introdotto un corno all’interno della vagina di una posseduta mediante il quale vengono soffiati dei fumi dalle proprietà curative; una vecchia che passa un foglio del Corano sopra una coppia che fa sesso; un mega fallo di legno usato come dildo.
(alcune di queste scene sono state riprese tali e quali nell’ancor più violento e disgustoso Addio ultimo uomo, 1978)
Si è spettatori di tutto questo. E non mi piace (ma un po' mi piace).
Non mi piace perché l’unico scopo che i registi si prefiggevano con questi film era quello di scioccare il pubblico. La violenza è gratuita, al pari delle scene di sesso così vere che più vere non si può. L’apparente vestito “didattico” che si danno nasconde il più mero voyeurismo e una macabra curiosità che, per quanto mi riguarda, è difficile da tenere a bada.
Quindi pur riconoscendo l’inconsistenza e la vacuità dei mondo-movie ne guarderò ancora perché nella loro morbosità hanno un qualcosa di affascinante.

sabato 21 giugno 2008

Saffo e Priapo

Due ricche donne si abbandonano ai piaceri della carne sopra un divano, la cameriera le coglie sul fatto e viene punita dalle due con una dose di sculacciate,i lamenti di quest’ultima attirano l’attenzione di un pio abate che passava di lì. Il frate consola la donna con metodi poco ortodossi, una volta addormentatosi subisce però la vendetta della cameriera che gli infila un bel dildo nel deretano.

Erotismo d’annata per questo corto la cui realizzazione è attribuita a Gabriele d’Annunzio, anzi si dice che il frate sia impersonato dal poeta stesso.
Essendo un film muto ogni tanto compaiono delle didascalie che spiegano le scene: “Le tue labbra sono margini di una ferita ardente.” Oppure: “I tuoi seni sono due scudi dalle punte aguzze.” Ma anche: “La tua natura è un fiume di porpora colmo di miele.” Senza dimenticare: “ L’umida grotta marina ove si frange l’onda del piacere mio”. Che poesia!
Ricapitolando: c’è una scena lesbo, un accenno di “submission”, un rapporto tra un prete e una donna ed una penetrazione anale, il tutto in 12 minuti girati nel 1911… mica male vero?
Ancora un grazie a Trashopolis per la segnalazione.