mercoledì 30 gennaio 2008

Changes!


Si cambia!
Altra intestazione (questa la adoro), altro avatar personale (appena finisco di vedere tutto Death Note scrivo un mega post), e altra foto (basta teste chine).
Quando scrissi il mio primo post mi chiedevo per quale motivo aprivo questo blog, la risposta che mi diedi era vera a metà. Probabilmente una parte di me sentiva inconsciamente che ero in bilico. Nel periodo natalizio sono stato risucchiato giù, nel buio. Come avevo scritto nell’intestazione precedente cadevo e continuavo a cadere. Il bello è che se il mio ego si era assottigliato fino al punto di scrivere post così, era perché paradossalmente non accadeva niente intorno a me, e in questo stato di monotonia apatica alcune piaghe del passato sanguinavano di nuovo. Questo blog ha avuto una funzione terapeutica su me stesso, anche se è poco visitato, e poco commentato, è servito, e sta servendo, in primis a me, poi se c’è qualcuno che mi segue non può farmi che piacere.
Fino al 12 Febbraio sono impegnato con gli studi e anche con qualcos’altro che merita un post a parte, dopo quel giorno metterò in rete altre robe mie che sono scritte male, me ne accorgo, ma che hanno tutte un senso, almeno per me. Poi devo finire L’uno per l’altra, all’inizio mi piaceva, adesso mi ha stufato, non sento più miei i personaggi (che figo, parlo come uno scrittore affermato). Il Palazzo l’ ho terminato da quel dì, alcuni episodi mi garbano molto, altri un po’ meno.
Infine c’è una cosa che mi ronza in testa da un bel po’, è una storia d’amore e di morte, un po’ pirandelliana dove tutti possono essere tutti e nessuno contemporaneamente, identità e cuori frantumati. Mi piace troppo, ma è difficile da scrivere, ci provo ed inciampo di continuo nelle parole.
La foto di questo post mi sembra adatta alla situazione, mi ha ricordato il cielo degli ultimi minuti di Vertigo, un cielo ambiguo, dove non si capisce se sia giorno o sia notte. Ecco io non so se sto continuando a cadere oppure se mi sono fermato, proprio non lo so, però una luce mi sembra di vederla... speriamo non sia una lampadina!

Blue monday

martedì 29 gennaio 2008

Non stop - Sempre buio in sala

Crediti iniziali.
- "Paola amore mio, non andare via, ti prego… ho bisogno del tuo amore, perché vuoi lasciarmi?"
-"Devo farlo. È perché ti amo che debbo lasciarti. Devo dare un taglio netto a tutto ciò che mi riporta a te, Marco… oooh quanto ti amo anche io
(parte il film con la Senatore che si aggira tra delle frasche), tutto qui mi parla di te, questo parco, questi alberi, questi prati, sono la stupenda cornice dei nostri incontri, del nostro amore che non ha confini né tempo, questo tempo che vorrei fermare, ma che purtroppo è inesorabile. Ti farei troppo male se continuassi, e sai che non lo voglio (Marco entra in scena con un golfino sulle spalle).
Come le rondini tornano ogni
anno al proprio nido, io ogni attimo vorrei tornare a te (Paola e Marco si imboscano nei pressi di un albero). Rivedo i nostri incontri, sento le tue mani affusolate sul mio corpo vellutato, è così che lo chiamavi vero?, i miei seni turgidi e vogliosi di carezze, delle tue carezze. Non hai che da alzare la tua mano, la tua mano che scende verso le mie cosce (da qui in poi ciò che dice Paola accade sullo schermo), quando arrivi alla fica è meraviglioso, il tuo dito comincerà a possedermi, le mie cosce si allargano man mano che le tue carezze salgono, il piccolo slip non oppone alcuna resistenza, le tue dita accarezzano l’entrata della vagina, e non fanno alcuna fatica a penetrarla, accarezza la fichina tua così com’è, contornata da (parola incomprensibile) peli rossastri. (Qui la mdp stringe sulle dita di Marco che si muovono freneticamente tra le gambe della Senatore e si vede lei che perde l’equilibrio essendo in piedi, e la scena non è stata ripetuta, che spettacolo!), ti offro la mia lingua Marco, mentre il mio ventre fremente segue i movimenti della tua mano, è tutto un gemito piacevole, baciami con ardore come tu sai fare, strofina la mia clitoride (e Marco obbedisce), masturbala, masturbami! Oh quanto godo, metti in pratica i miei insegnamenti di donna perversa, libidinosa, vogliosa… sono una puttana, la tua puttana, dai masturbami (aridaje), voglio il tuo cazzo Marco, fammelo toccare, lo desidero tanto, ah com’è duro… duro! Sei eccitato come un cavallo alla sua prima monta (ma per favore!). Che piacevole sensazione averlo fra le dita, poterlo stringere forte, stringerlo da farlo scoppiare di godimento.
Mi fermo qua.

Non ha importanza sapere che Paola troverà nella sua nuova casa il vecchio proprietario della suddetta che ha assistito al tradimento di sua moglie, non ha importanza neanche che sto a dire quanto sia povera la regia, fatta di inquadrature traballanti e di attori che durante le scene hard non sanno da che parti girarsi, non sto a descrivere la relazione tra Paola e Marco e neanche quella che si crea col nuovo proprietario della casa. No, non ha importanza niente di tutto questo, bastano i primi 5 minuti per decretare un “capolavoro” questo film.
Il titolo non c’entra una mazza. Paola Senatore non mi piace per niente, come donna intendo, come attrice vabbè… lasciamo stare, neanche le tette usa bene. In più si mostra orgogliosamente in tutto il suo pelame, rossastro, come specifica lei stessa.

Non stop è un porno-sentimentale disastroso, che però è diventato leggenda. Giustamente aggiungo.

EDIT: ho letto solo dopo aver scritto queste righe la vita travagliata di Paola Senatore, se qualcuno è interessato la potete trovare qui a fondo pagina. Brutte storie.

domenica 27 gennaio 2008

Buio Omega

Aristide Massaccesi, in arte Joe D’Amato, ha regalato alla storia del cinema “capolavori” come la serie di Emanuelle o Le notti erotiche dei morti viventi (1980), qui si cimenta in un horror malato, con un’idea di fondo intrigante che però non viene sviluppata a dovere.

Francesco è un giovane imbalsamatore benestante che perde la propria ragazza a causa di una malattia, il suo amore per lei lo spinge a trafugare il corpo dalla tomba ed a imbalsamarlo nel suo castello, dove vi abita con la sua governante e con cui ha una torbida relazione. In cambio del silenzio sulla storia della morta, quest'ultima obbliga Francesco al matrimonio.

Messa così il personaggio di Francesco sembrerebbe quello di un povero innamorato, col cavolo, è così fuori di testa che scioglie un’autostoppista nella vasca di casa con l’acido, e si mangia il cuore della sua amata a morsi. La governante non è da meno visto che lo aiuta nei suoi misfatti, è lei a fare a pezzettini l’autostoppista con una mannaia (buono l’uso della mdp in questa scena).
Il concetto dell’amore che va oltre la morte può essere interessante, ma a questo film manca il ritmo, soprattutto nei dialoghi che sono farraginosi e ridotti all’osso. Non c’è mai un sussulto, e anche il finale più che paura fa ridere. Attori un po’ monoespressivi, ma che arrivano alla soglia della credibilità. SFX così così, ma non credo che D’Amato avesse a disposizione una barcata di soldi. Le musiche psichedeliche dei Goblin fanno il loro dovere.
Ho trovato più interessante sul tema della necrofilia Macabro (1980), di Lamberto Bava, che punta decisamente più sul lato psicologico della perversione tralasciando gli aspetti puramente "exploitation" di Buio Omega.
In ogni caso questo film è la riprova che un tempo in Italia non si scherzava affatto in quanto a splatter e compagnia bella.

Un’ultima cosa: non ho capito il significato del titolo, sarebbe una metafora della morte? Le tenebre dopo la fine? Mah…

martedì 22 gennaio 2008

lunedì 21 gennaio 2008

Black Book

Non ricordo come sono arrivato a Black Book, forse tramite il bellissimo Le vite degli altri (2006), o forse leggendo un articolo su un giornale che parlava del massiccio esodo degli ebrei dopo la seconda guerra mondiale nel neonato stato di Israele. E non ricordavo, forse non l’ ho mai saputo, che Paul Verhoeven, il regista di questo film, è lo stesso che ha girato Robocop (1987) e Basic Instict (1992), caspio un bel cambio di prospettiva il suo!

Black Book è un lungo flashback di Rachel, la protagonista, che nel tentativo fallito di fuggire dall’Olanda occupata dai nazisti diventerà una spia della resistenza infiltrata nel regime tedesco, solo che si innamorerà di un ufficiale (poco) nazista. La loro storia d’amore impossibile viene troncata dai giochi di potere delle due fazioni contrapposte. Così Rachel, continuamente in fuga, a causa di alcuni sfortunati eventi (c’ha una sfiga sta qua!) finisce per passare agli occhi dei suoi compagni reazionari come una traditrice, fortunatamente per lei riuscirà a prendere ad un ricco avvocato Olandese un libro su cui sono scritte tutte le verità di cui ha bisogno per essere scagionata. L’ happy end non è molto happy, perché vediamo Rachel che finita la guerra è andata a vivere in Israele sempre circondata da militari.

La protagonista che è il fulcro intorno a cui ruota tutto l’universo del film mi è piaciuta a tratti, inizialmente è troppo fredda e cinica, la sua famiglia viene sterminata dai nazisti sotto i suoi occhi e lei non versa neanche una lacrima, poi col procedere della narrazione si riprende dimostrando di essere umana quando viene fucilato l’ufficiale di cui è innamorata. Tra l’altro la storia di un’ebrea che s’infatua di un nazista non mi pare sia una novità, devo aver già visto una situazione del genere ma non ricordo in che contesto… comunque direi che il film per la prima ora e mezza è piuttosto in linea con tutte le altre pellicole del suo genere, dando però maggior attenzione (forse troppa) alla liaison tra i due, dopo di che la trama si fa un pelo più avvincente ma resta nell’ordinario, il regista non ha voluto calcare particolarmente la mano sulle efferatezze del regime nazista ma si è concentrato di più sull’odissea di Rachel. Già, proprio un’odissea la sua, che raggiunge il culmine quando accusata dalla resistenza di tradimento si becca chilate e chilate di merda addosso, se davvero è andata così, perché Black Book è tratto da una storia vera, la stupidità dell’uomo è davvero sterminata, che sia nera, rossa, verde o bianca.

Dopo due ore e diciannove minuti posso concludere dicendo che Black Book è un'opera discreta, non so quanto sia attendibile storicamente, date le varie peripezie di Rachel, ma che non aggiunge niente di nuovo ai film che trattano questo tema.

sabato 19 gennaio 2008

Credo...


Credo che nella vita ad ogni picco corrisponda una ricaduta.
Credo che mio padre non finirà mai un Bartezzaghi della settimana enigmistica.
Credo che adesso mi devi far sentir le mani.
Credo che Ronaldo debba tagliarsi i capelli.
Credo che dio non esista.
Credo che farsi una sega guardando un porno sia molto triste.
Credo che il vittimismo non porti a niente.
Credo che piangere faccia bene.
Credo che siamo soli anche in mezzo alla gente.
Credo che Sarkozy e Cassel siano più furbi di quanto sembrano.
Credo che debba trovarmi un lavoro.
Credo che i college-party americani siano l’anticamera del paradiso.
Credo che Romeo and Juliet dei Dire Straits sia una delle più belle canzoni che siano mai state scritte.
Credo che non ci sia mai limite al peggio.
Credo che quest’anno ci salveremo all’ultima giornata.
Credo che mi berrò un estathe tra poco.
Credo che la solitudine sia una brutta bestia.
Credo che mi farò un tatuaggio prima o poi.
Credo che quando lo farò non lo dirò a mio padre.
Credo che il mio gatto sia il gatto più scemo del mondo.
Credo che ci sia qualcuno che anche se parte rimane per sempre.
Credo che vivrei meglio senza computer.
Credo che sia difficile parlare, veramente intendo.
Credo che il Sega Megadrive abbia segnato la mia infanzia.
Credo che il fuoco non smetta mai di bruciare.
Credo che alcune ferite sanguinino per sempre.
Credo che le feste natalizie siano una vera merda.
Credo che Roma sia più lontana che mai.
Credo di aver sbagliato parecchi congiuntivi in questo post.