martedì 8 aprile 2008

Le tombe dei resuscitati ciechi

Se non esistessero i programmi di file sharing Le tombe dei resuscitati ciechi (1971) sarebbe uno di quei film dimenticati sugli scaffali impolverati di qualche emittente locale, o nelle avide mani di un cinefilo collezionista. Meno male che esiste emule dunque, perché l’opera di Amando De Ossorio non è malaccio.

L’inizio, con il sacrificio di una donzella, mi ha riportato alla mente Riti, magie nere e segrete orge nel trecento (1973) di Polselli, conscio del fatto che di Polselli ce n’è stato solo uno, proseguendo la visione mi accorgo di come questo film non abbia nulla a che fare con quello del maestro.
Superati i primi minuti, che fanno promettere bene date le scudisciate sulle tette, siamo trasportati nel presente, in una assolata località di villeggiatura dove lui e lei (perdonatemi ma ho già scordato i nomi) si godono un po’ di relax. Destino vuole che una vecchia amica di lei incontri la coppia proprio sul bordo piscina, e così dopo i convenevoli si decide di partire tutti per fare una bella gita fuori porta. Evviva! Il tragitto sul treno è però turbato da pesanti rivelazioni, grazie ad un sapiente flashback veniamo a conoscenza del fatto che lei e l’amica hanno avuto una relazione amorosa in passato, così l’amica, forse ancora innamorata e dunque ferita per la relazione tra la sua amata ed il tipo, o forse perché non c’era altro modo per farla finire in mezzo agli zombi, decide di saltare giù dal treno in corsa. E dove troverà riparo se non nel castello abbandonato in cui riposano (mica tanto) i templari maledetti?

La trama è lineare e scorrevole, ed escludendo alcune forzature come l’arrivo (inutile) dell’amica-zombie nella fabbrica dei manichini, e l’immediata collaborazione del bandito per recarsi al castello, l’ora e venticinque minuti scorrono abbastanza piacevolmente. Gli SFX sono datati ma non si scade nel ridicolo: i templari pur muovendosi al replay incutono un certo timore, e poi De Ossaorio li sa piazzare nel posto giusto al momento giusto, da cardiopalma la scena nell’obitorio.
Discorso a parte per la splendida colonna sonora, devo dire che gli horror e i gialli degli anni '70-'80 hanno delle musiche da paura, in tutti i sensi.
Fino ad oggi la saga dei templari zombie ammonta a quattro episodi.
Da riscoprire.

lunedì 7 aprile 2008

Il solito sesso

 
"Dicono che gli angeli amano il silenzio, ed io del tuo mi sono disperatamente perso, sento che respiri forte in questa cornetta, maledetta mi separa dalla tua bocca."

Mi chiedo come sia possibile che la Tatangelo sia arrivata al secondo posto, mentre questa canzone non è arrivata neanche nelle prime dieci, per me è stupenda.

domenica 6 aprile 2008

Into the Mirror

L’avversione verso se stessi scatenata da uno shock mentale causa uno sdoppiamento della personalità, e si percepiscono due realtà, all’interno e all’esterno dello specchio, il mondo è diviso in due mondi perfettamente simmetrici, così la personalità si divide in due esseri psicologicamente distinti, qualora dovessi morire al di fuori dello specchio rimarresti vivo al suo interno, e invece se morisse il tuo io nello specchio non vedresti alcun riflesso.
Riesci a vederti quando ti specchi?

Questa è la frase finale che chiude il film, nonché la parte migliore di esso.
Into the mirror (2003) è la classica ghost –story orientale sulla scia di Ringu (1998) e compagnia bella, un filone che non apprezzo per la ripetitività dei temi trattati: fantasmi che ritornano dal passato per vendicarsi di alcuni torti subiti, questa volta l’ectoplasma arriva dallo specchio. Spunto sicuramente interessante, ma la pellicola non abbandona i cliches dei suoi simili e dunque per una buona ora e mezza si assiste alla noiosa indagine di un ex poliziotto fallito, e ora guardia di un centro commerciale, che tenta di scoprire l’origine di alcuni misteriosi suicidi avvenuti all’interno del suddetto centro, luogo,tra l’altro, di un terribile incendio in passato.

L’intelaiatura del film è costituita dagli affari poco trasparenti che riguardano i capi del grande magazzino, lasciando così in secondo piano gli eventi soprannaturali, ed è un peccato, perché a mio modesto parere, il tema del doppio, che qui è visto come l’opposto, il contrario, è sempre interessante, in Psyco (1960), per esempio, ogni volta che qualcuno è riflesso nello specchio significa che sta commettendo qualcosa di sbagliato: quando Marion conta i soldi rubati, o quando Sam e Lila si stanno registrando sotto falso nome al motel (fonte exxagon.it, io non sono così acuto).
Ovviamente Into the Mirror mantiene una caratteristica che accumuna tutti gli horror asiatici , l’accumulo di scene forti negli ultimi minuti, niente di che comunque, una scheggia di vetro nell’occhio, ed uno specchio che divide a metà il cattivo di turno, poca roba insomma.
L’attore protagonista è lo stesso che in Oldboy (2003) faceva la parte del fratello incazzato, tutti gli altri non eccellono in particolari interpretazioni, ma restano credibili.
Qualche brivido, ma anche tanta noia.

sabato 5 aprile 2008

L'indifferente


"E adesso come farai senza di lei?"
"Farò come Lapo, tiro avanti dritto."

mercoledì 2 aprile 2008

Effetto lavatrice

Che ti capovolge, o forse capovolge il mondo intorno a te. Fatto sta che non ci capisci più niente, dura un secondo oppure un anno, sempre abbastanza per farti sentire vivo.
Una scossa.
Sangue che circola.
Paradossi, anche. Che posso fare? Tanto non sarà, o forse sì, o forse no, non so. E lei?
Ma lei.
Mi ostino cocciutamente ad immaginarmi situazioni impossibili, sono tirato per le braccia, da una parte il ricordo, dall’altra l’odio, ma più passa il tempo è più l’odio allenta la sua morsa, e vengo trascinato inesorabilmente nel fiume dei pensieri.
L’effetto lavatrice, ti sballotta, disturba, nausea, fa male, ma è un male che fa bene. È che non te lo aspetti, e allora si chiude la gola, sembra che non ci sia aria intorno, come su un altro pianeta, lontano.
Però è bello, è vero, fa sorridere da soli in mezzo alla gente, fa pensare, ma non pesano questi pensieri, anzi, sono leggeri come foglie.
E adesso?
E quindi?
Miliardi di domande, deve passare un’estate ancora. E poi? Dio non lo so.
Voglio e non voglio allo stesso tempo, e allo stesso tempo la vorrei riempire di schiaffi e di baci. Perdita della dignità, a metà, in bilico, sul precipizio, camminando su un filo. Poi magari non sarà, ma.

Mi viene in mente il trailer di Requiem for a Dream, in cui alcune sequenze del film sono accompagnate da un crescendo di violini, e quando si sta per raggiungere l’apice, il punto di non ritorno, l’apoteosi totale, cala il silenzio. Adesso immaginatevi che appaia questa frase:

“Forse il prossimo anno torno.”

martedì 1 aprile 2008

SGT. Kabukiman N.Y.P.D.

Non so di quali sostanze Lloyd Kauffman e Michael Herz facciano uso, visti i loro film, ma deve essere roba davvero forte. Sì, per dare vita ad un universo sgangherato come quello della Troma bisogna essere pazzi o sotto l’effetto di stupefacenti, però data la dichiarazione di Kaufman reperibile su wikipedia: “Questi film sono ciò che spesso i media definiscono sesso e violenza, maio li definisco: una giornata tipo nel mio cervello”, propenderei più per la prima ipotesi.

Il super eroe Kabukiman è, insieme al Vendicatore tossico, uno dei personaggi di punta della Troma, questa pellicola, girata nel 1991, racconta le origini del mito (ma di che??) svelando chi si nasconde sotto la maschera di Kabukiman, ossia Harry Griswold, un goffo poliziotto di N.Y. che, assistendo per caso ad uno spettacolo teatrale giapponese, viene coinvolto in una sparatoria in cui uno degli attori , colpito a morte, dona a Harry i poteri kabuki.
Rispetto a Citizen Toxie: The Toxic Avenger IV (1999), questo film, mi vien quasi da dire, è una robetta per bambini, molto meno graffiante e scurrile, con un accenno di trama, seppur da b-movie (ma è questo il risultato che si vuol ottenere), che tenta di reggere la pellicola. Certo, i momenti ironici non mancano, infatti non è un caso che il reverendo sia un faccendiere implicato in giri loschi, e ho riso davvero di gusto quando durante un suo sermone avverte i fedeli che le strade sono piene di spacciatori, e subito dopo si vede una folla di scalmanati coi soldi in mano uscire dalla chiesa per accerchiare un pusher.
La palma d’oro al momento più esilarante va comunque alla trasformazione di Griswold, che ancora non riesce a gestire bene i poteri kabuki, in un clown ciccione inseguito da un malvivente chiamato Rembrandt, perché artista del crimine (geniale!), che assomiglia al demone Bob di Twin Peaks (1990). Ebbene, detto così non fa ridere una cippa, però immaginatevi questo clown che ruba un triciclo ad un bimbo, e che dopo essersi rotto diventa un monociclo con cui Griswold arriva ad un compleanno di bambini che, guarda caso, attendono impazientemente un clown per festeggiare.

Negli ultimi minuti il carico trashistico aumenta notevolmente con la trasformazione del boss cattivo in un vermone verdastro dal quale si genera il Maligno tanto temuto dalla profezia cinese, profezia che prevedeva “una scimmia in sella ad un giaguaro”, mica nelle stelle però, no, qui si parla di una scimmietta che guida una Jaguar (dannatamente geniale!), ma con Kabukiman tutto è bene quel che finisce bene.
Probabilmente un “purista” di cinema di fronte ad uno scempio del genere si metterebbe le mani nei capelli, io, che sono di bocca buona invece, mi diverto come un matto a vedere i prodotti Troma, che tra l’altro si dedica anche ai pornazzi. Un titolo? The XXXorcist (2006), deve essere un capolavoro.

Espiazione

Ormai non percepiva più il dolore, ma solo una sensazione di calore intenso, non si accorse nemmeno che lo lanciarono giù per delle scale, non si rese neanche conto che stava ruzzolando come una pallina, e quando si fermò non comprese perché uno degli uomini gli aveva infilato tra i denti lo spigolo di un gradino.
Prima che la suola della scarpa rovinasse sulla sua testa come una ghigliottina e prima ancora che i suoi incisivi superiori si ritraessero nelle gengive insieme ai canini, e ancor prima di morire udì queste parole: "La prossima volta impari a toccare la mia donna, brutto figlio di puttana."