In tutto ciò la granulosità delle immagini è il puntuale corrispettivo di quanto viene ripreso, sono immagini-minerale, immagini-piroclastiche, immagini depositate, sedimentate, antichissime e nuovissime all’unisono. Il processo messo in atto da Guerín, l’esplorazione storica che di storico non ha poi molto, possiede almeno due punti che combaciano con il precedente Le Saphir de Saint-Louis (2015), il primo è meramente informativo perché anche De una isla nasce da una commissione (si tratta di una richiesta da parte della Fundación César Manrique), il secondo si sostanzia invece nell’ultima inquadratura, una morbida regressione che allarga panoramicamente la visuale giocandoci uno scherzetto: da dove proviene, o meglio dove va questa marea di pietra che sembra quasi traboccare nella stanza spoglia? Va dritta nel senso del cortometraggio che è una dedica a César Manrique, un architetto e artista nato ad Arrecife che grazie ai suoi contributi ha dato un nuovo volto a Lanzarote (ed è altamente plausibile che De una isla si chiuda proprio su una sua creazione). Non ci sarà la centralità del dipinto di Le Saphir..., però Guerín riesce comunque a coniugare un’istanza artistica altrui con quella che gli appartiene incanalando il flusso filmico in uno scrigno visivo che per tecnica e tematiche affrontate si ammira sempre con piacere. Al solito, inappuntabile.
Szabadesés (Free Fall) - György Pálfi
1 giorno fa



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