mercoledì 14 giugno 2023

Éternau

I DISTRUKTUR mi mettono sempre in difficoltà, ed anche se alla regia di Éternau (2006) è accreditato solo Gustavo Jahn nulla cambia, il pastiche con cui dobbiamo confrontarci è un’altra scheggia indecifrabile partorita dal duo brasiliano. Se per Triangulum (2009) dicevo che quella era la loro produzione più ardua da comprendere, devo subito rimangiarmi quanto affermato: qui, in questo cortometraggio, le maniglie narrative a cui aggrapparsi sono davvero minuscole, pressoché inesistenti: la situazione parrebbe girare attorno ad un gruppetto di avventurieri (nella parte finale sulla nave c’è, alla lontana, un qualcosa di Mandico oltre che un’anticipazione della punta di diamante Muito Romântico, 2016) che viaggiano nello spazio e nel tempo.

Il nostro compito, di fronte a un oggetto che non si cura né di essere né di apparire razionale, è di abbandonare le velleità interpretative per tentare di farci assorbire dal flusso audiovisivo: non è facile, non lo è perché comunque siamo mentalmente settati a ricercare nell’arte un senso in ciò che si vede, ma se il senso fosse esattamente il manifestarsi dell’opera? Congettura intellettualoide, va bene, però pensateci un attimo: la sostanza di Éternau sta nell’apparire sullo schermo in tutto il suo essere rutilante, potremmo stare ore a pensare su cosa sia il segmento del robottino in stop motion senza venirne a capo, l’assemblaggio effettuato da Jahn si traduce in un’esperienza spettatoriale che va al di là delle strutture e delle grammatiche ordinarie, o si arriva ad uno scontro o ad una sintonizzazione sulle anarchiche frequenze. Non scorgo vie di mezzo.

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