lunedì 9 novembre 2020

Crumbs

Difficile non volere bene ad un film come Crumbs (2015), e non è una questione di bellezza o di tecnica (anche perché di questi due elementi non se ne riscontrano troppo, sebbene si potrebbe stare qua ore a discutere su cosa sia “bello”...), è più una faccenda di affetto, quello che si prova di fronte a qualcuno che è fragile ma che ha anche una fiera dignità, tipo gli anziani o i reduci di una guerra o entrambe le cose, in fondo bastano due parole ad accaparrarsi una certa simpatia: fantascienza etiope, che altro volere di più? Dunque, un paio di cose che fortunatamente il regista spagnolo Miguel Llansó non si esime dall’inserire, l’autoironia è più di un addobbo, è il plus che permette al film di non scadere nel trash e da qui, non dal trash ma dall’ironia, si aprono i battenti per il passaggio di una riflessione sull’era consumistica, il capitalismo imperante e via dicendo. Non è che adesso io voglia scomodare la penna che sta riscrivendo i connotati della letteratura post-atomica (lo ha fatto, lo sta facendo e lo farà per via di un approccio che non ha genere di riferimento e che perciò essendo liquido penetra in ogni fondamenta), però Antoine Volodine (sempre sia lodato!) potrebbe rappresentare un principio di ispirazione per Llansó, in Crumbs, che significa non a caso “briciole”, la cultura occidentale della nostra epoca è sopravvissuta soltanto attraverso banali oggetti come le Tartarughe Ninja divenute preziosi amuleti o personaggi ultra popolari tipo Michael Jordan santificati e idolatrati (spassosa la scena in cui la ragazza invoca Einstein e Justin Bibier a proteggerla dal male).

È un giochino che funziona perché non ha poi chissà quali pretese ammonitorie, cioè lo sappiamo anche senza che Crumbs ce lo venga a dire quanto il nostro mondo sia avaloriale, quindi via a seguire lo storpio lungo le terre disastrate che, si presume, non sono altro che la concreta realtà dell’Etiopia fatta di treni abbandonati e palazzi in rovina. E se ci focalizziamo un attimo proprio sul viaggio del protagonista sembra che i contorni tramici siano un po’ sconclusionati e che il Nostro vagabondeggi incontrando gente stramba senza un convincente perché, se poi nel calderone ci finisce anche Babbo Natale e un’astronave dotata di mano gigante gli schizzinosi potrebbero ricusare il lavoro di Llansó, peggio per loro!, a dirla tutta chi scrive non ha per nulla disprezzato la sgangheratezza generale poiché comunque verso la fine il pettine incontra il nodo centrale ovvero quello di mettere in moto un percorso avventuroso che conduce alla genesi di un Eroe, sempre col giusto sarcasmo e i molti riferimenti (è una mia impressione o nel confronto conclusivo “buono vs. cattivo” viene citato Tarantino?). E dato che l’Eroe rivela tutta la sua fallibilità, o così pare, ecco che il bene detto all’inizio si rafforza. Llansó può essere felice dell’operato svolto frutto di un tragitto iniziato con alcuni corti anticipatori, in Crumbs si rivede Sergio Caballero ma con meno spinta sul fetente lato commerciale (you know what i mean, baby), è un film onesto nonostante sia una cialtronata, lo si dimenticherà presto? Può darsi, ma per il momento lasciatemi contemplare i miei feticci quotidiani, magari un giorno varranno qualcosa per qualcun altro...

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