domenica 3 gennaio 2010

Il vento fa il suo giro

Ambientato interamente a Ussolo, piccolo paesino disperso nelle splendide valli occitane della provincia di Cuneo, Il vento fa il suo giro (2005) è il primo lungometraggio di Giorgio Diritti, regista classe ’59 e una gavetta al fianco di grandi autori come Lizzani e Avati. L’opera, parlata in tre lingue (italiano, francese e occitano), è interpretata quasi esclusivamente da abitanti del luogo che per una volta hanno vestito i panni degli attori.
E l'aura fai son vir (questo è il titolo in lingua d’oc che riprende un detto popolare) racconta la storia di Philippe, ex professore francese stufo della burocrazia scolastica ed ora dedito alla pastorizia, che rientrando dalla Svizzera si imbatte per caso nel paesino di Chersogno. Affascinato dal luogo cerca una casa per vivere insieme a sua moglie Chris e i tre piccoli figli. La comunità si mostra diffidente nei suoi confronti, ma grazie all’aiuto del sindaco Costanzo che “promuove” l’arrivo del francese ai suoi concittadini, Philippe riesce a mettere su casa e stabilirsi nel piccolo borgo. Il suo arrivo, però, mina inevitabilmente l’equilibrio del paese.

Bello, veramente. Con tutti i limiti che un prodotto del genere può avere, ma davvero bello, sincero, genuino, diretto. Il ritratto rustico del paesino di montagna che si fa micromondo è lo specchio della nostra società che dis-integra le coscienze adagiandosi su stereotipi triti e ritriti che non portano a niente, anzi, che portano AL niente.
La premessa della storia ha in sé elementi di prevedibilità significativi: l’arrivo di un corpo estraneo; l’impatto con la comunità; gli effetti da esso derivanti. Tuttavia il suo svolgimento è di un’intima armonia tale che si traduce in poesia rurale: nella saggezza contadina della semina, nei racconti intorno ad un caminetto, nella spossante fatica del raccolto.
La morale del film (o meglio, una delle tante a seconda dei piani di lettura) sulla diversità risulta toccante nella sua estrema semplicità. Nessuna enfatizzazione né ricerca di una solennità lirica, tutto accade per ordine naturale (come da titolo), in una sequenzialità fatta di piccole abitudine incastrate nella ciclicità del tempo (il pensiero va a Beş Vakit, 2006), di inconsapevoli orrori quotidiani.

Disarma la bellezza di alcuni paesaggi, colpisce l’accanimento, sottile ma inesorabile, nei confronti di Philippe da parte degli altri abitanti: gesti intimidatori (un barattolo di vermi lanciato nella stalla del francese); false accuse (la vecchia Emma disposta a fracassarsi due dita con una bastonata per incolpare il pastore); azioni violente (le capre uccise e appese per le zampe).
La sensazione è che un paesino immerso in un paradiso cova il male, anche inconsapevolmente. Perché nell’ottica dei suoi abitanti difendersi con qualunque mezzo da ciò che è altro, conserverebbe - per essi - intatta l’identità culturale e morale del paese, senza capire che così facendo si alimenta solo l’odio verso propri simili. Ed il bello è che, nel caso dei vermi e delle capre, non verremo a sapere chi ha commesso tali brutalità perché, come d’altronde ci ha fatto vedere Haneke ne Il nastro bianco (2009), è più importante cercare di comprendere i motivi piuttosto che i colpevoli.
E risuona come una beffa il fatto che alla fine a rimetterci di più sia forse l’unico innocente di Chersogno, lo scemo del paese che correva a braccia tese per i campi, sfiorando quel vento che tutto fa ritornare. Anche la fiducia nel nostro cinema.

13 commenti:

  1. Grande film con un finale poetico e struggente, una delle perle del cinema italiano degli ultimi anni, bella anche la tua recensione, lo avevo messo tra i film di cui avrei voluto (forse) parlare...

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  2. Parlane parlane, più gente ne parla meglio è :D

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  3. Visto, bellissimo, condivido tutto ciò che hai scritto.

    Direi che il film dà un'immagine piuttosto fedele della popolazione italiana.

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  4. Ma teniamolo d'occhio questo Diritti. Nel 2009 ha fatto un altro film, L'uomo che verrà, però non so mica se è uscito nelle sale, umpf.

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  5. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  6. Basta, la distribuzione è avvilente... ho voglia di una rivoluzione.

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  7. Ah nono aspe', su imdb c'è scritto che in Italia uscirà il 29 Gennaio, mentre nell'Ottobre scorso è stato proiettato in alcuni festival. E le recensioni in rete sembrano abbastanza positive.

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  8. e me lo dici ora? Ora che stavo uscendo fuori con il manganello? ahahah

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  9. Ho visto il trailer poco fa alla tv! :D

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  10. Secondo me è un film un po' soppravvalutato, la trama è troppo prevedibile e poteva durare di meno ma credo si intravveda un regista dalle ottime potenzialità

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  11. Riprendo dalla recensione:"La sensazione è che un paesino immerso in un paradiso cova il male[...]. Perché nell’ottica dei suoi abitanti difendersi con qualunque mezzo da ciò che è altro, conserverebbe - per essi - intatta l’identità culturale e morale del paese, senza capire che così facendo si alimenta solo l’odio verso propri simili."
    Io vivo in Valle Maira,parlo "l'occitano" che si parla qui e che è stata la prima lingua che ho imparato(prima ancora dell'italiano), sono nata a Cuneo e cresciuta a metà tra la valle e Torino, e forse per questo ho una mentalità un po' più aperta, anche solo rispetto a quella dei miei coetanei (parlo di 25-30enni)...
    Non si tratta di covare il male, di difendersi con qualunque mezzo da ciò che è altro, e nemmeno di non saper accettare il diverso.
    C'è una frase nel film che spiega bene i motivi dell'astio della popolazione nei confronti del "forestiero", quando Fausto e il sindaco corrono per i paesi della bassa valle e della pianura a cercare qualcuno che possa affittare la casa al francese:"HANNO PAURA CHE QUALCUNO RIESCA DOVE LORO HANNO FALLITO".
    Mi dispiace, ma il succo del film è tutto in questa frase!

    L'auro fai son vir, e ogni cosa, denan o apres, reven mai

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  12. E di che ti devi dispiacere? Grazie a te per questa riflessione, mi vien da dire, partecipata.

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  13. Ho visto il film solo questa sera e condivido in pieno il pensiero di anonimo riguardo la frase succo del film.
    Mario

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