giovedì 17 gennaio 2008

Sangue e cicatrici


Cinque anni dopo, Alex e Hilary, al tavolino di un bar.

“Allora come stai?”
“Non c’è male… e tu?”
“Io… che domanda stupida che è questa, non ho mai sentito nessuno rispondere “ sto di merda” o cose del genere. Comunque sto bene, e tu non sei cambiata molto in tutto questo tempo, che hai fatto?”
“Come che ho fatto? Ci siamo sentiti qualche volta, lo sai com’è stata la mia vita in questi cinque anni...”
“Intendevo come hai fatto a non invecchiare, e lo sai anche tu, ma sei così vanitosa che vuoi sentirtelo dire due volte...”
“Vedo che ti ricordi ancora come sono fatta, mi fa piacere, pensavo mi avessi dimenticata.”
“Adesso dovrei dirti che non ti ho dimenticata? Che ti ho pensata ogni giorno per tutto questo tempo?” Che ti ho sognata ogni sera? Che ho pianto per te? Cosa vuoi che ti dica Hilary?
“Nulla… assolutamente nulla.”

Il cameriere porta due caffè al tavolo.

“Con quanti uomini sei stata in questi cinque anni?”
“Abbastanza.”
“Abbastanza non è un numero.”
“Alex a me ha fatto piacere incontrarti di nuovo, se no non avrei accettato l’invito, ma se questo è un terzo grado, beh, possiamo anche salutarci.”
“No, l’ultima volta che ci siamo visti ci siamo lasciati in malo modo, questa volta vorrei che fosse diverso.”
Il cucchiaino tintinna nella tazzina.
“È buono questo caffè vero?”
“Già… già…”

Il telefono di Hilary squilla.

“Pronto?… bene grazie… oggi non posso, sono fuori città, rientro in serata… affari di lavoro… sto prendendo un caffè con un vecchio amico… un mio vecchio amico di quando abitavo qua… te l’ ho detto, bevo un caffè con lui… allora cosa?… che vuoi che faccia scusa?… non so cosa dirti… e vabbè butta giù… ciao.”
“Sai una cosa Hilary ? Ho avuto la sensazione di esserci io dall’altro capo del filo, quando ti chiamavo e tu eri sempre con questi tuoi misteriosi amici, in cinque anni non me li hai mai fatti conoscere… chissà perché...”
“Lo sapevo che andava a finire così questa conversazione, avanti dimmelo, urlami in faccia quello che non hai potuto urlarmi quella notte.”
“Quella notte è stata la peggiore della mia vita. Tutto si è sgretolato. In un secondo ho perso la cosa più cara che avevo. Te.”
“Ti ho chiesto scusa mille volte, sono anche tornata da te, ma tu mi hai respinto…”
“Cosa potevo fare? Andavi a letto con un altro, ti avrei ucciso quando ti ho scoperto…”
“Stavo bene con te Alex, forse troppo bene, non credo abbia senso continuare questa conversazione…”
“Bel ragionamento, stai bene con una persona e la tradisci…”
“E tu? Sei sempre stato fedele con me?”

Il cameriere porta il conto.

“Non mi hai risposto prima…”
“Hai detto bene, non credo abbia senso continuare questa conversazione”
“Va bene, allora andiamocene.”
“Come vuoi te.”

Alex e Hilary si alzano ed escono dal bar.

“Alex…”
“Sì?”
“Torniamo insieme?”

Mare dentro, in alto mare - dentro, senza peso

nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà

che fanno vero un desiderio nell’incontro.

Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una

saetta, il mio corpo cambiato non è

più il mio corpo, è come penetrare al centro

dell’universo:

L’abbraccio più infantile, e il più puro dei

baci fino a vederci trasformati in

un unico desiderio.

Il tuo sguardo il mio sguardo, come un eco

che va ripetendo, senza parole: più dentro,

più dentro, fino al di là del tutto, attraverso

il sangue e il midollo.

Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio

essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

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