
Trash italiano all’ennesima potenza con un plot irrisorio e una messa in scena talmente ridicola da rasentare l’idiozia. Una prelibatezza per gli appassionati dunque.
Tolto qualche sbudellamento e la decapitazione della cameriera, che, sorvolando sul fatto di un morto vivente lanciatore di coltelli, mi è garbata per l’idea, il resto del film è interessante quanto un balletto della Ventura.
Spesso il regista Andrea Bianchi indugia sugli attacchi zombeschi e sui loro volti espressivi come un cane di marmo, se non avessero matasse di vermi che spurgano dalle orbite sarebbe difficile riconoscere chi sono i morti viventi e chi sono i vivi (morenti?), la recitazione è la stessa.
Se non vi bastano chili di carne comprata dal macellaio, cartapesta a go-go, mercurio cromo (o pomodoro), motivetti inascoltabili che accompagnano l’entrata in scena degli zombi, ad aumentare il carico trashistico ci pensa Peter Bark, un uomo un perché.

Il make-up degli zombi, seppur accettabile, assomiglia spaventosamente a quello dei cavalieri redivivi in Le tombe dei resuscitati ciechi (1971), però quelli almeno andavano anche a cavallo, questi invece sono lenti quanto la Quaresima.
Da vedere se amanti del genere (e per la presenza di Peter Bark), se no è meglio starne alla larga.

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