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venerdì 14 maggio 2010

INTERMITTENZA # 3

- è l’odore di asfalto bagnato schiacciato da un cielo fluorescente sbiadito. scorie. nell’altoforno bruciano cuori esangui e carri cigolanti portano barili di lacrime amare che evaporano dentro nuvole intossicanti gonfie di sangue nero. esplosioni nucleari. acido nello stomaco acido come pioggia che scende che fende sulle guance sulle nostre teste stanche ed una colonna sonora incessante: gocce di altre memorie di vane glorie di troie senza voglie che entrano come l’apocalisse come la fine come urla di sirene senza coda la gente si calpesta fa ressa la folla non si arresta. la morte non ha fretta. è quest’odore di asfalto bagnato l’ultima cosa che abbiamo sentito sotto un mondo sbiadito -

martedì 30 marzo 2010

INTERMITTENZA # 2

- prologo: avevamo costruito castelli di carte di credito con le mie gonfie buste paga ascoltando lady gaga dentro ipod all’ultimo grido di dolore mentre attaccano kabul la bomba atomica in iraq sono tutti amici tranne abdul morgan si fa di crack corona gira col frac si costruisce più in sicilia che ad art attack
indifferenza: avevi le tue luois vuitton dopo l’ipod l’ultimo iphone in partenza per l’atollo johnston seguivi il trend nel farti un bong rimbombava nella tua testa un gong pisciavi sulle ong da uno shop all’altro come a ping pong ci vorrebbe una ceretta per king kong
epilogo: avevo un impero nel portafogli e il tuo cuore di plastica impartiva ordini dettati dalle passerelle ti compravo le stelle la copertina su elle insieme alle modelle più snelle alla fine non c’ erano più soldi per due mozzarelle delle bancarelle alla fine sono rimaste solo due farfalle posate sulle mie spalle come uno scialle a ricordo delle tue attenzioni fasulle -

mercoledì 3 marzo 2010

INTERMITTENZA # 1

- quando aspettavamo treni su binari morti coi tuoi arcobaleni spenti su pianeti desolati e letti inesplorati che sapevano di frigo vuoto mentre passano i grandi fratelli insieme agli anni insieme ai treni insieme ai ricordi dei pensieri. quando andavamo in stazione con la clessidra in una marlboro e le tue cornici senza oro per chilometri di quadri in bianco e nero. quando uscivamo in città per il treno e la stazione per il tuo odore che mi accompagnava come cani randagi dei loro latrati dei miei tormenti delle briciole di momenti. quando fissavo la galleria mangiare il treno del tuo profumo dentro un buco pieno e scuro si apriva un vuoto denso di vetro duro e nodi in gola di fazzoletti dimenticati agli angoli dei letti -