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venerdì 19 dicembre 2008

Le notti porno nel mondo n.2

Partire dal sequel di un film senza aver visto il suo predecessore non è cosa buona e giusta, ma trattandosi di Massaccesi credo e spero di essermi guadagnato almeno un posto in purgatorio. Con questo non voglio svilire Joe D’Amato e nemmeno assumere una posizione “borghese e superficiale” nel mio intervento, perché così sono stato considerato secondo un arguto lettore che ha commentato il mio vecchio post su Polselli; caro Anonimo fatti sentire! A parte il suggerimento finale il tuo è stato un intervento molto interessante.

Tornando al film: trattasi di un documentario costruito con scenette girate per il precedente Le porno notti nel mondo (1977) intramezzate da brevi dialoghi fra Marina Lotar, nei panni di una giornalista, e Ajita Wilson, ballerina esperta della night-life che dispensa pillole di saggezza psicologica.
Giusto per allungare il brodo mi sembra doveroso soffermarmi sulle due attrici… cioè una attrice e mezza và. Marina Lotar (vero nome Marina Hedman), è l’ex moglie del compianto Paolo Frajese. Modella che si avvicinò al porno verso agli anni '70 e ne divenne una delle principali interpreti fino agli anni '90. Epica la parte in Marina e la sua bestia (1984) di Polselli dove dispensa amore ad un cavallo; se la scena sia vera o meno non posso dire perché non l’ho vista, ma si parla di un mezzo tarocco.
Aijta Wilson, al secolo George Wilson, salì alla ribalta con Gola profonda nera (1976) di Guido Zurli. Da quel momento in poi la sua presenza nei film di genere è costante, e sarà diretta da registi come: Batzella, Mattei, Franco, Sacco e Fulci.

Due con un curriculum così dove pensate che potrebbero finire? A letto, ovviamente. Prima di assistere alla lesbicata finale tra le due bisogna guardarsi però un’ora e mezza di assurde banalità tipiche di un mondo-movie. I balletti sono lunghi e parecchio noiosi, il porno millantato nel titolo non si vede. In compenso il pubblico presente agli spettacoli sembra apprezzare tanto da lasciarsi trasportare in effusioni amorose (vedi i due tizi che si baciano). Tra palline sparate mediante vagina, coprofagia tarocca, una grottesca lotta nel fango tra due donnoni teutonici, balletti improbabili, e la Wilson che danza intorno ad un pisellone di gesso, il suddetto trans operato dispensa chicche da ricordare nei secoli a venire. La donna (?) parte dal presupposto che in tutti i generi di spettacoli a sfondo sessuale sono i protagonisti ad esercitare una forma di violenza nei confronti degli spettatori. La cosa non mi sembra una stupidata, ma la voce in capitolo della Wilson è poco credibile viste anche le sue argomentazioni successive: tipo che la costituzione americana nasconde profondi simbolismi sessuali… se lo dice lei…
Il tutto è di una noia letale.
Oh, io un mondo-movie, non dico bello, ma almeno accettabile non l’ho ancora trovato. Continuerò la mia ricerca.

domenica 30 novembre 2008

Svezia, inferno e paradiso

Parafrasando Villaggio, Svezia, inferno e paradiso è una cagata pazzesca!
Non posso tirare fuori la solita storia della contestualizzazione come avevo fatto per Mondo Topless (1966), la quantità di boiate proferite da Enrico Maria Salerno è fuori da ogni concezione, anche temporale.

Il tono del doppiatore è sempre supponente, e giudica la vita svedese da un alto piedistallo.
Ora, se la Svezia a quel tempo (1968) fosse stato un paese regredito potrei anche capire (ma non ammettere) l’aria di superiorità che nel documentario di Luigi Scattini si respira, cosa che tra l’altro non avviene neanche in Magia nuda (1975) dove al centro dell’attenzione ci sono riti tribali, ma qui denigrando la vita degli scandinavi si finisce per mettere in evidenza l’arretratezza dell’Italia in quel periodo! Vengono stigmatizzati, ad esempio, i comportamenti di alcune ragazze che si concedono su una barca, e Salerno sottolinea che i loro baci sono senza passione, quasi dei convenevoli… ma perché?
Si screditano gli addii al celibato femminili e il posizionamento di alcuni distributori di preservativi in una città… follia! Il sistema di adozioni sembra una roba da extraterrestri, e un sexy shop viene visto come un antro oscuro e malvagio. Si sottolinea più volte che le donne svedesi sono libere ma infelici (ma perchè?), e che i ragazzi non solo vanno via di casa presto, ma in pratica non ci entrano mai perché da bambini vanno negli asili in quanto le mamme lavorano e non possono accudirli. Che stranezza eh?! Non mancano riferimenti alla droga e alla povertà riconducibili a qualunque realtà europea degli anni 60. Da segnalare anche un parto e uno stupro più finti dei soldi del Monopoli.

Insomma una sequenza di pistolotti che in confronto Ratzinger è un liberale convinto. Fa pensare sul fatto che l’Italia era indietro secoli rispetto ad un paese come la Svezia, e che anche adesso, in particolare nel sistema educativo, abbiamo parecchio terreno da recuperare.
L’unica scena degna di nota è quella nel video, non tanto per quello che si vede ma per ciò che si sente.

venerdì 31 ottobre 2008

Mondo Topless

Russ Meyer è un nome sconosciuto ai più. Questi più, se sono schiavi della ghiandola mammaria, farebbero bene a recuperare le sue opere in quanto egli stesso diceva: “Io giro solo film di tette.” (Wikipedia docet).
Nel 1965 diresse Faster, Pussycat! Kill! Kill!, il suo film più famoso rivalutato negli ultimi anni fino a diventare un cult. Ma al tempo fu un flop colossale, così Meyer per cercare di riparare al danno nel ‘66 monta alcune scene di un suo mondo-movie girato in Europa, insieme ad una serie di interviste ad alcune giunoniche ballerine. Il risultato è Mondo Topless.
Che cosa si vede in Mondo topless? È presto detto. Solo ed esclusivamente tette. Da sopra, da sotto, di lato, piccole, enormi, sode, cadenti. È il tripudio del seno al pari de L’elogio del culo di Brass.
Le proprietarie di queste poppe non fanno altro che ballare senza reggiseno per tutti i 57 minuti nelle aree geografiche più disparate: dalla battigia di una spiaggia, ad una piscina; da un bosco alla prossimità di un binario ferroviario. Loro ballano, e con esse le loro tette, in un movimento continuo e ipnotico, ma anche un po’ tedioso ad essere sinceri.
Sì, vedere un bel seno è sempre piacevole, però si ha la sensazione che dieci minuti sarebbero bastati e avanzati, invece bisogna sopportare le loro disquisizioni che a distanza di 40 anni perdono la forza emancipatoria del tempo. E allora sapere che la biondina dorme senza reggiseno, o che un’altra tipa ha più di tre uomini e riesce a soddisfarli tutti, mi farà lo stesso dormire sonni tranquilli. È un po’ il discorso di Pink Flamingos (1972), il passare degli anni ha sminuito la loro effervescenza arrivando ai nostri occhi fuori tempo massimo.
Ha il pregio però di distaccarsi dai mondo-movie come Magia nuda(1975), qui di schifezze non se ne vedono, a meno che uno non odi le tette, ma quello è un altro discorso.

martedì 24 giugno 2008

Magia nuda

Pessimo, come tutti i mondo-movie che finora ho visto.
Per chi non lo sapesse un mondo-movie è una specie di documentario in cui le immagini sono commentate da una voce narrante, la particolarità sta nel fatto che i temi trattati riguardano all’incirca sempre gli stessi argomenti: la morte, la violenza o il sesso. Questo genere nacque nel 1962 con Mondo cane di Jacopetti, costituito da una carellata di barbarie in giro per il globo (spesso false), negli anni successivi si è poi specializzato in temi specifici: Mondo Teeno (1967), Mondo Hollywood (1967) o Svezia, inferno e paradiso (1968).
Il titolo di questo pseudo-documentario riassume bene il proprio significato, si parla di riti e affini nelle tribù indigene del nostro pianeta; non so fino a che punto le riprese si possano considerare attendibili, comunque la mdp riprende impietosamente: uomini che soffiano all’interno della vagina di una vacca, bambini che sguazzano nell’urina della suddetta bestia; tartarughe che si accoppiano; bufali, giraffe ed elefanti uccisi e scotennati; una donna che allatta cuccioli di cane, una tribù che inala una sostanza inebriante; l’asportazione di un occhio ai danni di un pachiderma; una gallina decapitata; alcuni “interventi chirurgici” effettuati da presunti stregoni senza strumenti ma con l’uso delle mani.

Nell’ultima mezz’ora Magia nuda si occupa del sesso e si vede: un tentativo di “strappo genitale” ai danni di un bambino; un uomo che appoggia il suo pene sulla brace per essere più fertile; una specie di esorcismo in cui viene introdotto un corno all’interno della vagina di una posseduta mediante il quale vengono soffiati dei fumi dalle proprietà curative; una vecchia che passa un foglio del Corano sopra una coppia che fa sesso; un mega fallo di legno usato come dildo.
(alcune di queste scene sono state riprese tali e quali nell’ancor più violento e disgustoso Addio ultimo uomo, 1978)
Si è spettatori di tutto questo. E non mi piace (ma un po' mi piace).
Non mi piace perché l’unico scopo che i registi si prefiggevano con questi film era quello di scioccare il pubblico. La violenza è gratuita, al pari delle scene di sesso così vere che più vere non si può. L’apparente vestito “didattico” che si danno nasconde il più mero voyeurismo e una macabra curiosità che, per quanto mi riguarda, è difficile da tenere a bada.
Quindi pur riconoscendo l’inconsistenza e la vacuità dei mondo-movie ne guarderò ancora perché nella loro morbosità hanno un qualcosa di affascinante.