lunedì 28 dicembre 2009

Johanna

In seguito ad un terribile incidente stradale Johanna, giovane tossicodipendente, viene portata in un buio ospedale dove entra in coma. I medici riescono miracolosamente a salvarle la vita, e così la ragazza, come toccata da una grazia divina, inizia a curare i pazienti malati donando il proprio corpo. Ovviamente questa “terapia” non va giù al primario, rifiutato più volte da Johanna, e da tutti gli altri dottori che decidono senza mezzi termini di ucciderla, mentre i ricoverati dell’ospedale tentano di proteggerla, invano.

Il regista è quel Kornél Mundruczó di cui mi ero occupato non troppo tempo fa con il discreto Delta (2008). Johanna precede di ben tre anni il film che ha partecipato al Festival di Cannes, e con esso, a parte la gracile protagonista Orsi Tóth, non condivide quasi niente.
Eggià perché Johanna è un film scuro, girato totalmente in ambienti chiusi e claustrofobici con una fotografia da far invidia alle super produzioni americane che strizza un pochino l’occhio al trieriano The Kingdom (1994).
Ma l’elemento distintivo è indubbiamente costituito dal fatto che Johanna è un musical. Molto atipico, strano e strambo, ma pur sempre di attori che parlano… cantando si tratta. Per la precisione si tratta di una vera e propria opera lirica cucita appositamente addosso al film.
La scelta di fare un musical è già di per sé parecchio coraggiosa nonché controcorrente al giorno d’oggi, in più abbinarla ad una storia così cupa (ma anche così grottesca) è un vero e proprio azzardo per un regista che all’epoca aveva giusto trent’anni. Se tutto questo non bastasse, Mundruczó decide di raccontare non una storia qualsiasi, ma la rivisitazione in chiave moderna di Giovanna d’Arco. Cioè, mica pizza e fichi.

Nella sua globalità il film vince, non è avvincente (ma lo può essere un musical? Ve lo chiedo perché io ne ho visti due o tre nella mia vita) e nemmeno stravince, ma è impossibile non rendere giustizia ad un prodotto così curato tecnicamente che fa dell’atmosfera trasudante di malattia la propria sostanza.
Forse se si conoscesse l’ungherese si potrebbero apprezzare di più i gorgheggi vocali sulla scena poiché leggere la traduzione nei sottotitoli a piè schermo mortifica un pochino il senso dell'opera e la scenografia del regista, il quale si prodiga nel mettere sulle labbra degli attori dialoghi bizzarri in piena linea con l’aria che si respira nella pellicola. Ma vabbè, la lingua magiara mi sembra un pochino ostica da imparare, per ora accontentiamoci dei sottotitoli.
L’inseguimento dentro il tunnel negli ultimi minuti è un vero gioiello costruito ad hoc che farà godere non poco i cinefili accaniti. Ed anche il finale merita per cattiveria ed inventiva.

Mundruczó è da tenere d’occhio.

Probabile citazione a Satantango (1994) con Johanna che si lava le pudenda su una bacinella.

5 commenti:

  1. riesci regolarmente a incuriosirmi

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  2. scommetto che in italia non è uscito!

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  3. Scommetti bene, ma a quanto dice IMDB siamo in buona compagnia. Il film - se si esclude i vari Festival - pare sia uscito soltanto in Ungheria, Sud Corea (!), Belgio e Regno Unito.
    Ma d'altronde quale distributore investirebbe in un musical atipico diretto da uno sconosciuto regista ungherese? E soprattutto: chi andrebbe a vederselo? Nessuno.

    @ brazzz: è una catena. Questi titoli li "rubo" dal forum di Asian World, dove il lavoro di traduzione dei sottotitoli svolto dagli utenti del sito è strabiliante, sono bravissimi. Io mi incuriosisco e ne approfitto :D.

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  4. quelli di Asian World sono da santificare.

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