giovedì 24 dicembre 2009

-2 Livello del terrore

Vigilia di Natale: Angela, giovane donna in carriera, sistema le ultime cose in ufficio prima di rientrare a casa per festeggiare con i suoi cari. Nel parcheggio sotterraneo la macchina non vuole saperne di partire, così tornata al piano terra per chiamare un taxi si accorge di essere stata chiusa nell’edificio. Ma a farle “compagnia” ci sarà un addetto alla sicurezza, Thomas, che la coinvolgerà nel suo macabro gioco. Già mi immagino lo scazzo dei distributori contenti per una volta di non sforzare le meningi per italianizzare il titolo (quello originale è semplicemente P2), ma costretti a farlo per esigenze politico-istituzionali. Manco a dirlo, però, le meningi devono essersele spremute poco perché –2 Livello del terrore sembra uno di quei film scombiccheriati anni ’80 le cui vhs sono ora pezzi di antiquariato nei mercatini.
La regia dello sconosciuto Franck Khalfoun si affida alle sapienti (mmm) mani di Alexandre Aja che cura la sceneggiatura insieme al suo socio Grégory Levasseur.
Probabilmente ricorderete Alta tensione (2003), film quasi d’esordio per Aja che almeno per tre quarti della sua durata manteneva le aspettative del titolo. Bene, P2 è una copia sbiadita a bestia di Haute tension. Il punto tangente di queste due pellicole risiede in una similare sovrapposizione dei ruoli, ovvero: c’è un cacciatore e c’è una preda. Ma se Philippe Nahon è un villain coi controcazzi, l’omino della security, interpretato da Wes Bentley, è quanto di più anonimo ci possa essere. Non convince la sua motivazione a seviziare la bella Angela, non convince il suo look insipido che lo spoglia da qualsivoglia forma di appeal rendendolo indimenticabile come una puntata di Uomini e donne.
A ruota lo segue la scialba ambientazione del parcheggio sotterraneo reso poco suggestivamente dall’ordinaria regia di Khalfoun, pur essendo presente però una fotografia che si guadagna qualche lancia spezzata. Di potenzialità lo scenario ne aveva anche qualcuna, perlomeno il certificato di claustrofobia, ahimè tutto scorre in un modo talmente prevedibile che a confronto un programma della De Filippi ha più sussulti.
L’horror di per sé è un genere che ha delle virtù non indifferenti poiché nei molteplici modi in cui può venir utilizzato, talvolta è declinabile a puro e sano intrattenimento, e talvolta a ficcanti considerazioni che in alcuni casi hanno un intelligente valore introspettivo. P2 non ha niente di tutto questo, non riesce né a fare show, né a “far pensare” e menchemeno a pensarsi.

Gli unici tre frammenti che salvo sono l’assassinio di un tizio spiaccicato contro il muro da una macchina perché mi è piaciuto per l’inventiva; il coltello piantato nell’occhio di Thomas perché mi ha ricordato Fulci; e infine le tette di Rachel Nichols perché sono tette.

A domani per un altro (inutile) film natalizio.

3 commenti:

  1. Le logiche della distribuzione italiana rimangono un mistero. Stendiamo un velo pietoso sul cattivo di turno Wes Bentley che con quell'aria perennemente da cane bastonato al massimo può interpretare un aspirante suicida..

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  2. ciao mente che cancella--auguri..continuo a trovare il tuo blog molto bello

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  3. Le logiche della distribuzione italiana sono poco logiche mi sa... proprio l'altro giorno ho visto che ha affibiato a JCVD (film SU Van Damme e anche con ma è diverso dal resto che ha fatto) il sottotitolo "Nessuna giustizia". Oh, non c'entra un cazzo 'sto sottotitolo, ma zero proprio! Bah.

    Ciao brazzz auguri anche a te e grazie ;)

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