venerdì 11 dicembre 2009

Dogville

Dogworld

Ora che il silenzio si è finalmente posato su questo lembo di terra dimenticato dal mondo e da chi l’ha creato; e ora che dei puntini incandescenti illuminano la brace a beffarda memoria delle case che fino a poco fa sorgevano qui intorno, ora che tutti i miei simili sono stati uccisi, tutti: da Tom a Ma Ginger, da McKay a Gloria, da Martha a Chuck, e ora che i loro cadaveri sono disseminati in quella che fino a ieri era Elm Street; ed ora che di Dogville non è rimasto più niente, nemmeno le sagome disegnate di quello che una volta era un paese, ora che vedo tutto questo, inizio finalmente a capire.

Nella mia mente si accavallano immagini e suoni che non hanno una logica, ma sono sicuro che tutto sia iniziato quella notte in cui Grace tentò di rubarmi l’osso. Io non so come sia il mondo fuori da Dogville, ma credevo che le persone normali non amassero il cibo dei cani, seppur accecate dalla fame. Nonostante le mie congetture lei cercò di rubarmi il cibo, un osso. Io abbaiai perché era così disperatamente bella, così fragile nella pelliccia che l’avvolgeva, così maledettamente umana che non poteva e non doveva abbassarsi a mangiare un fetido osso. Per fortuna riuscii ad attirare l’attenzione di Tom che passeggiava lì vicino perso nei suoi pensieri, e quando vidi che la vide rimasi di stucco: Tom sembrava un essere umano, non so come fece, giuro, dev’essere quella cosa che chiamano amore, ma io lo vidi che camminava ritto sulla schiena, e le parlava.
Ero felice, ma, ahimè, mi sbagliavo di grosso su Tom… e su Grace.
Quello che accadde nei giorni e poi nei mesi successivi non andrebbe rivelato perché la gente di Dogville ha sempre avuto il cuore marcio. Anche il più candido, il più intelligente, il più buono dei suoi abitanti non sarebbe mai riuscito a soffocare i propri istinti animaleschi. Ero sicuro che Chuck sarebbe stato il primo a venire ubriacato dal fascino del potere, l’ho sentito mentre ricattava Grace e con forza la sbatteva a terra per violentarla mentre lì fuori i bambini giocavano allegri per strada.
Poi a chi è toccato? Al signor McKay che non ci vedeva ma aveva ancora il senso del tatto molto acuto; a Ben che con la sua industria dei trasporti faceva sempre ottimi affari; e poi? Non so, credo che tutti gli “uomini” di Dogville siano andati a letto con Grace. Ciò mi rattristava perché il lato animale dei miei compaesani emergeva sempre di più.

L’inizio della fine fu quando Bill Henson costruì quel collare antifuga per Grace. D’altronde c’era da aspettarselo: avevano legato me, adesso legavano anche lei. Forse loro sentendosi liberi non capivano che erano ingabbiati nel paese come me, come Grace. Questo mi infastidiva molto, i miei concittadini credevano di essere emancipati solo perché non c’era una catena a delimitarne i movimenti. Solo ora comprendo di come Dogville fosse stata una piccola grande prigione per quelle anime nere: un canile, ecco cos’era.
Comunque tutto finì veramente quando vidi Tom uscire dalla casa di Grace dopo che lei aveva raccontato a tutti la verità nella missione. Lo scrutavo mentre era seduto sulla panchina delle vecchiette e pian piano si trasformava. Quella parvenza di umanità lo stava abbandonando per lasciare il posto alla sua, e mia, bestialità.
Il mattino dopo c’era un’aria strana in paese, di attesa. Ma per alcuni interminabili giorni non accadde nulla. Poi, finalmente, arrivarono le auto dei gangster.

Che buffi gli abitanti di Dogville! Scodinzolavano in branco come quando arriva il padrone; dalla mia cuccia notai che i gangster portarono Grace in una Cadillac, e allora drizzai le orecchie più che potei. Del discorso fra lei e quell’uomo capii poco, troppo difficile per un cane come me, ma quando le nuvole si diradarono e la luna sbucò tonda e pallida in mezzo al cielo, un fremito percorse la mia spina dorsale. Dogville si illuminò di una luce che non si era mai vista, sembrò lo scherzo di un qualche dio che stufo delle miserie di questo paesino accese i riflettori sull’ultimo tragico atto.
E Grace? Oh, Grace capì tutto questo, e ritornata in macchina, con la mente sgombra, divenne schiava del potere come gli altri, e quando riscese per parlare con Tom anche lei era diventata un cane.

C’è un grande dubbio che mi affligge. Grace era già un cane quando tentò di rubarmi l’osso, o fu Dogville a farla diventare così?

Ora che questo silenzio irreale è interrotto soltanto dal rumore sordo dei battipalo che laggiù stanno costruendo un nuovo penitenziario, mi chiedo se ce ne sia davvero bisogno. A cosa serve un’altra prigione? Là fuori, oltre Dogville, c’è realmente così tanto dolore? C’è così tanto male nel mondo?

3 commenti:

  1. Complimenti per questa arguta (non)recensione!

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  2. Toccante. Geniale.

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