mercoledì 31 marzo 2010

Satantango

Senza parole.

È così che si rimane, dopo. E allora farò parlare i numeri per sciogliere quell’emozione che si forma tra le mie dita e la tastiera ogni volta che provo a parlare di qualcosa molto più grande di me, anche se comunque tutto ciò che verrà scritto dopo non raggiungerà MAI l’anima di quest’opera perché sta troppo in alto, o forse, troppo nel profondo.
450 minuti di durata, 4 anni di lavorazione, 12 capitoli suddivisi in due parti, una manciata di attori, un grande regista.

Sátántangó è film d’una bellezza indeterminabile. Qualcuno diceva che il cinema è la vita senza parti noiose, il cinema di Tarr, invece, contempla anche quelle, che però, ad un giusto peso, risultano la perfetta compensazione a sequenze di luminoso estro, genialità folgorante, inestimabile valore artistico. Durante le 7 ore abbondanti di proiezione si è testimoni di un componimento imponderabile: sfuggendo alla normale concezione che abbiamo della settima arte, Satantango si spinge negli anfratti segreti del Cinema e del suo raccontare, riprendendo anche la noia insieme ad un tutto che vasto come il cosmo non può essere capito da noi, troppo terreni e maleodoranti per qualche cosa che racchiude in sé vette di tale precisione per cui è lecito domandarsi se la mente dietro tutto ciò non abbia amicizie lassù, o laggiù.
E questo tutto inafferrabile ha la capacità di colmare un vuoto, uno dei tanti, che ci appartiene. L’arte ha probabilmente anche questo compito, quello di saziare la nostra fame rendendoci un pochino migliori di come eravamo prima senza conoscerla. La storia epocale di questo film racconta una e una sola faccia dell’uomo, quella della disperazione. Ma è uno sguardo così abissale, totale e sconfinato che le nostre facoltà faticano a farlo proprio, eppure per un’alchimia incomprensibile sentivo che il tutto di questo Tango era qualcosa di cui avevo bisogno per riempire i miei deserti personali.

Non è una pellicola dalle grandi deduzioni, non necessita di particolari sforzi semiotici. È lì quel tutto, davanti alla mdp di Tarr, in una fattoria ungherese inzaccherata dal fango in cui svolazzano mosche sibilline e ragni tessono arabeschi arcani. Ci sono uomini e donne in questa fattoria con il viso patito dagli elementi, alcuni non hanno dignità, altri rubano, tutti danzano ubriachi in un’osteria ai confini del mondo sbiadito in cui vivono.
L’unicum proposto da Tarr si dilata nel tempo fino a diventare infinito, e come se non bastasse nei primi sei capitoli continua a rincorrersi tramite un procedimento visivo che qualunque tentativo di descrizione ne sminuirebbe la sostanza. Ci sono alcune sequenze nella prima parte che sfidano l’occhio umano con la propria inenarrabile finezza. Sembra quasi che l’obiettivo della camera sia sospeso a mezz’aria e che compia movimenti impercettibili ma assolutamente calcolati e ragionati. L’intero film pare attraversato in ogni frangente da un rigore matematico, mentre a quel che si legge in giro molto è stato improvvisato sul momento. C’è del caos incapsulato in una perfetta biglia di mercurio. Non riuscirete mai a prendere questo film, sarà lui a farlo.

Gli innumerevoli piani sequenza che costituiscono Satantango si potrebbero incensare da qui all’eternità, ma lascio ad altri più competenti del sottoscritto tali glorificazioni. Piuttosto lascerei alle immagini il potere della descrizione che nessun vocabolo riuscirebbe a raggiungere.
- scena nel bar con Irimiás e Petrina (clicca)
- scena del ballo (clicca), questo è il momento topico del film, peccato la qualità video sia bassa.
- scena nella casa abbandonata (clicca)

Ma è poco estrapolato dal suo tutto, anzi sono quasi pentito di averle messe queste clip perché sarebbe come far vedere solo piccoli pezzetti della Gioconda. Tuttavia se avrò stimolato alla visione di Satantango anche solo una persona che leggerà il post, potrò ritenermi soddisfatto. Per aver riempito un vuoto, per aver rischiarato un mondo. Anche se in questi casi germoglia sempre una strana forma di gelosia per cui sembra che una cosa così bella se condivisa con altri perda di fascino, ma è solo l’arzigogolato animo umano a giocare brutti scherzi, non si può essere così avari nel negare l’incommensurabile piacere dell’Arte agli altri, sarebbe un delitto se dopo aver visto Satantango non avessi scritto queste righe. Nel mio piccolo ho immesso nell’immenso ricircolo culturale di internet una gemma preziosa che spero venga carpita da un numero più alto possibile di persone, perché la storia del cinema contemporaneo passa da qui.
E comunque, visto che la distanza tra la tastiera e le mie dita resta incolmabile nonostante tutte queste misere parole, ne prenderò altre in prestito:

Anche nei tempi più oscuri abbiamo il diritto di attenderci una qualche illuminazione. Ed è molto probabile che essa ci giungerà non tanto da teorie o da concetti, quanto dalla luce incerta, vacillante e spesso fioca che alcuni uomini e donne, nel corso della loro vita e del loro lavoro, avranno acceso in ogni genere di circostanze, diffondendola sull’arco di tempo che fu loro concesso di trascorrere sulla terra.
(Hannah Arendt L’umanità in tempi bui, 1968)

23 commenti:

  1. Grazie a Tarr, io non c'entro niente.

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  2. Ciao Eraserhead sono una nuova lettrice del tuo blog e ti faccio tanti complimenti. D'altronde non mi potevo aspettare altro da uno che ha scelto come nick un grandioso film di cui non vedo l'ora di vederlo e lo vedrò.
    Ho appena finito di leggere il tuo blog e mi sono segnata film di cui mi interessa la visione. Grazie mille.

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  3. Hai appena finito di leggere il blog? :D Eh, ho visto che hai commentato più te in 'sti due giorni che praticamente tutti i lettori da quando l'ho aperto!
    Vabbè grazie, troppo onore. Continua così mi raccomando.

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  4. Lo farò e se vuoi, vieni a trovare il mio blog. Parlo dell'arte in enerale e tutto ciò che interessa. In più mostro alcuni miei dipinti (sono una pittrice) e laboratori e progetti teatrali (aspiro alla recitazione teatrale).

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  5. ciao sono felice ti sia piaciuto così..visto che sei riuscitro a recensirlo?aspetto le armonie

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  6. Arrivano arrivano, tra un po'.

    Verrò con piacere a visitare il tuo blog, almacattleya, anche se purtroppo delle cose di cui ti occupi non ci capisco assolutamente niente.

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  7. Non disperare, non ti interrogherò sulla Storia dell'Arte XD
    Alcune cose sono specifiche, ma cerco sempre in modo che il mio blog possa essere letto da tutti e poi il linguaggio è semplice.
    Guarda pure e poi dimmi.

    Buona Pasqua!

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  8. alla fine l'hai visto prima di me, sto diventando parecchio pigro :p

    ma ora basta, DEVO vederlo.

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  9. Io DEVO vedere ancora Lourdes, non riesco a beccarlo ahimè...

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  10. ho acquistato il dvd, in attesa di trovare il momento propizio per una visione unica dell'opera.
    Recensione affascinante fatta col cuore..
    Saluti

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  11. Atom Heart Mother23 giugno 2011 00:50

    Non ho letto il post o i commenti perchè vorrei legge tutto a film visto, ma da sempre mi chiedo una cosa... come guardarlo? tutto d'un fiato? spezzettato? 12 pezzi? 2 pezzi? in modo tale da apprezzarlo al meglio

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  12. Inizia a gaurdarlo e poi decidi. Se io avessi avuto tempo lo avrei visto tutto d'un fiato, ma capisco che Tarr è un regista non facilmente digeribile e potrebbe necessitare di uno spezzettamento.

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    1. "Un film va visto tutto intero, anche se in televisione" (N. Moretti)

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  13. Hai ragione, è impossibile tentare di descrivere un tale capolavoro senza sminuirne la sostanza. È un opera senza tempo e senza luogo, dalla quale è impossibile uscirne senza sentirsi diversi. Non riesco ancora a credere di aver vissuto 7 ore così intensamente! Quando mi trovo di fronte a qualcosa di così grande ho sempre un po' di titubanza, ma evidentemente non mi conosco. Grazie anche all'incoraggiamento in quel tuo messaggio, mi sto rendendo conto che non c'è motivo di complicarsi la vita in questo modo perchè questo è il tipo di cinema che appaga maggiormente i miei sensi.
    Tarr, ti sono infinitamente grato a di esistere!

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  14. Mi unisco con tutte le mie forze alla tua ultima accorata frase.
    è il primo incontro che fai con Tarr waYne? Se sì, vorrei essere nei tuoi panni per poter rivivere le stesse indescrivibili emozioni della prima volta.

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    1. no, il mio primo impatto con lo stile di Tarr l'ho avuto pochi giorni fa con Damnation, poi ho visto Le Armonie di Werckmeister e infine oggi ho concluso in bellezza facendomi questo regalo. Vero, la prima volta ti fa provare sensazioni irripetibili! col tempo però penso di rivederli perchè mi hanno colpito troppo! :)

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  15. E ora ti aspetta Il cavallo, beato te!

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  16. Ciao Eraserhead, ho letto per caso la tua disamina su Sàtàntangò e non la condivido, sopratutto su alcune parti.
    In primo luogo Tarr non filma le "parti noiose della vita", se pensi questo credo che tu non abbia clta la portata del cinema tarriano.
    In secondo luogo pur non essendoci un simbolismo imperante, Sàtàntangò è ricco di rimandi, messaggi nascosti, passaggi oscuri, richiami filosofici ecc ecc
    Per quanto riguarda la tua lunga digressione sull'Arte concordo, anche se hai basato l'intera recensione sull'esaltazione di quest'ultima senza spiegare, a conti fatti, in maniera esaustiva la pellicola di Tarr.
    Alessandro.

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  17. Ciao Alessandro, sono di fretta e non posso che risponderti con un numero: 23. Ho visto questo film a 23 anni, troppo pochi per riuscire a spiegare una cosa così sconfinata. La disamina è infatti di una pochezza che mi fa vergognare, ma vabbè, Internet dà voce anche a chi, come il sottoscritto in merito al cinema, non ne avrebbe affatto.

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  18. Im Lauf der Zeit30 agosto 2014 00:06

    Im Lauf der Zeit dice: Sono un sopravvisuto. Sopravvissuto alla visione completa di questo interminabile Satantango. Di Bela Tarr consocevo già il bellissimo " Le armonie di Werckmeister" ma visto che questo Satantango viene considerato la sua opera maestra ho deciso coraggiosamente di mettermi alla prova e di vederlo per intero. Non per raffreddare l'entusiasmo di chi cura questo blog (molto bello e competente ad onor del vero, vedi i commenti ai film di Haneke..)ma devo dire che alla fine delle sette ore mi sono interrogato con perplessità. Preciso che sono un amante di lungo corso del "cinema peso" e non mi spaventano di certo opera dalla difficile lettura. Ma sinceramente la sensazione qui è che Bela Tarr abbia fatto il passo più lungo della gamba e le sette ore di proiezione sembrano ingiustificate. Per quello che è il contenuto (quasi inesistente) del film, erano sufficienti le canoniche 2 di una pellicola normale. In fondo cosa ci rimane qui: alcuni straordinari piani sequenza, di cui l'ungherese è riconosciuto maestro e di cui spesso abusa (anche se poi non ha inventato nulla, visto che questa tecnica di ripresa veniva già usata negli anni 40') , come nella sequenza in cui Irimiah e gli altri 2 sono ripresi di spalle con le foglie e le carte di giornale spazzate dal vento. Bellissimo. Non c'è storia, non c'è trama, solo tanta tristezza e desolazione. Grande bianco e nero, belle immagini ma davvero è sufficiente solo questo per fare di Satantango un capolavoro?

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  19. Ciao. Ad oggi, io la penso così: Satantango non può essere "giudicato" secondo criteri tramici, sceneggiaturiali e quant'altro legato alla scrittura. Qua parliamo di qualcosa che va oltre, ed ecco, sempre a mio avviso, cosa è: la portata storica (all'interno della Storia e di quella del Cinema) dell'opera in sé. La vedo un po' come per Empire di Warhol, una cazzata, una palla, potrai dirmi, e da un punto di vista meramente spettatoriale potrò anche darti ragione, però Empire è un film importante per tutta una serie di ragioni che non ti sto ad elencare perché, onestamente, non ne sono abbastanza competente. Anche Satantango è un film importante, soprattutto se contestualizzato geograficamente; io lo ritengo un atto liberatorio straordinario, nel momento in cui Tarr ha iniziato a lavorarci sopra l'Ungheria era all'inizio dell'affrancamento sovietico, potrà essere una coincidenza (non lo è), ma quale modo migliore per esprimere un senso di Liberazione se non quello di dare il massimo sfogo alla propria arte? Tarr lo avrebbe fatto anche con il Muro in piedi? Chissà! Però le cose sono andate così e voglio credere che abbiano una ragion d'essere. Anche per questo Satantango è un monumento, perché senza dircelo apertamente ci parla di politica.
    Poi c'è tutto un discorso cinematografico dove il fatto che la storia sia assente e la trama sia esile si subordina all'Immagine, mi parli di tristezza e desolazione, elementi che presumo tu abbia desunto più dall'estetica che dalla scrittura, ottimo!, è questo che sostanzia la "capolavorità" del film. Questo tipo di cinema non ha bisogno di parole per trasmettersi, può non piacere, ma le cose stanno così.

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