lunedì 2 marzo 2009

L'enigma di Kaspar Hauser

Nel 1828, a Norimberga, comparve all’improvviso un ragazzo dall’abbigliamento trasandato che portava con sé una lettera diretta al capitano della cavalleria di Norimberga. Incapace di parlare e con gravi problemi di deambulazione, era in grado di pronunciare soltanto un nome: Kaspar Hauser.
Del suo caso si occuparono in molti, ma nessuno riuscì a far luce sul mistero delle sue origini. Vennero avanzate alcune ipotesi: dal semplice vagabondo infermo di mente, al rampollo di un principe, fino ad essere considerato una figura chiave del Cristianesimo esoterico. Che cosa sia il Cristianesimo esoterico non ne ho idea, ma così parla Wikipedia.
Su di lui sono stati scritti più di 3.000 libri e realizzati due film. Uno dei due è questo del 1974 per la regia di Werner Herzog.
Il titolo originale è Jeder fur sich Gott gegen alle, che tradotto in italiano significa Ognuno per sé e Dio contro tutti, titolo curioso come del resto è il film stesso. In quanto sì che ci troviamo di fronte ad un'opera biografica, ma sono disseminati qua e là frammenti onirici in pieno stile Herzog, con splendidi campi lunghi come quello iniziale del campo di grano. Briciole immaginarie che mi hanno ricordato, tra l’altro, Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970, per la presenza di nani e cammelli), ed il documentario Fata Morgana del 1971.

Molti considerano L’enigma di Kaspar Hauser un capolavoro di Herzog. Con tutta l’ignoranza che mi appartiene, ritengo questo film ben lontano da tale connotazione.
Sebbene abbia intuito dei sottotesti: filosofici, c’è un qualcosa che richiama allo “stato di natura” di Hobbes, Locke e Rosseau; teologici, interessante la conversazione di Kaspar con il prete, e logici, l’indovinello del mentitore mette sempre in crisi, nel vederlo ho provato una grande noia.
Noia generata da una struttura narrativa frammentata in cui le varie scene si susseguono in maniera sconnessa come se si assistesse ad una serie di episodi a sé stanti. Vale come esempio la morte di Kaspar, che nel secondo di un cambio di scena si becca una pugnalata senza sapere né perché e né da chi.
La figura del selvaggio è ricca di potenzialità, poco si sa del suo passato e della sua vita. E questo è bene. Ma Herzog non riesce ad invogliare lo spettatore nell’immedesimarsi col protagonista. E questo è male. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la figura di Kaspar è quasi scevra di ogni emozione, se si esclude quella per la musica, cosicché il trovatello appare come un automa sbigottito dal mondo che lo circonda. Il che è anche accettabile avendo vissuto per gran parte della sua vita in una stalla, ma ai fini della visione questa recitazione (giustamente) approssimativa pesa molto.
L’attore che interpreta Kaspar Hauser è Bruno S., lo stesso de La ballata di Stroszek (1977), un personaggio particolare con un passato scandito da riformatori e manicomi, a testimonianza del fatto che Herzog aveva grande cura nel scegliere attori “particolari” per le sue opere.

7 commenti:

  1. detto senza astio, non sai quello che dici

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  2. Purtroppo è così (o per fortuna?), non so cosa dico perché non sono un critico, non so nemmeno da che parte si tiene una macchina da presa e vado poco al cinema. Spero con tutto il cuore, dan, che tu ritorni qui ad esprimere il tuo punto di vista, perché mi interessa molto. I blog sono "belli", ma spesso finiscono per essere un luogo dove farsi pompini a vicenda. Sono strafelice che dissenti dalle mie opinioni, ma ti prego, motiva il tuo punto di vista.
    Io ti aspetto.

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  3. NO ONE COMES NEAR....

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  4. Senza offesa, ma il cinema di Herzog non è per tutti!!
    Detto questo si puo dire e rispetto l'opinioni il fim non mi piace, ma non si puo assolutamente dire che non sia ben fatto!!
    Assurdo solo pensare ad una scena in cui si vede chi accoltella Kaspar....
    Criticare questo film puo essere accetabile ma che siano critiche con un minimo di senso!!!

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  5. Hai ragione. Al tempo ero troppo superficiale. Ma non pensare che io abbia mai preso il cinema di Herzog sottogamba.

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  6. l'ho visto oggi per la prima volta dopo aver visto (quasi) tutto Herzog e sono completamente d'accordo con la tua recensione! una sensazione strana che ho provato durante la visione del film è la totale asenza di empatia col protagonista. solitamente questo tipo di storie dovrebbero coinvolgere maggiormente (che so penso a elephant man o al ragazzo selvaggio) invece c'è mi sono commosso solamente dopo un po' che era terminato pensando alla storia (vera) dell'attore che in un certo modo riviveva la sua vita nella pellicola. credo cmq questo sia un gran pregio di Herzog che non cedea facili pietosismi o scene ad effetto (es. la scena del circo) ciao!

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