martedì 9 agosto 2016

Goodnight Mommy

Si sa: Veronika Franz oltre che moglie di Urlich Seidl è anche sua collaboratrice da Canicola (2001) in avanti, la penna e l’occhio al fianco del marito per più di tre lustri. Ora la Franz debutta nel lungometraggio di finzione insieme a Severin Fiala, con il quale aveva già co-diretto un documentario intitolato Kern (2012), portando Ich seh ich seh (2014) a Venezia, Festival a cui il buon Ulrich è abbonato da anni, che ci fa porre in fase di pre-visione una domanda: sarà questa un’opera che si fa protesi di quelle del coniuge? La risposta è no. Goodnight Mommy non fa parte di quel cinema proposto con costanza (anche troppa oramai) dall’autore austriaco, il che potrebbe essere una buona notizia poiché si penserebbe ad un’emancipazione artistica da parte della donna magari vogliosa di liberarsi dai canoni seidliani, purtroppo però la Franz pur dribblando la “solita” incursione nella purulenta vita borghese, finisce comunque per assoggettarsi a dei canoni, ancor più pericolosi, perché aldilà di una geometria ottica e di una tendenza ad omettere spiegazioni, Ich seh ich seh è un film codificato appositamente per la legge della sala e per un pubblico che vuole leggere facile ma non troppo, che chiede il brividello ma anche la necessaria e per loro indispensabile chiusura del cerchio. Non ci sarebbe da stupirci se tra una decina di anni di Goodnight Mommy venisse fatto un remake dall’altra parte dell’Atlantico…

Ad ogni modo, se siamo in ballo balliamo: differenziandosi un po’ dai thriller americani per il suo taglio (diciamo) europeo, la pellicola ha anche i cosiddetti “momenti”, più che altro coriandoli, robette che edificano una cupola di tensione attorno ai tre personaggi ma che domattina avremo già dimenticato. A mente fredda, e ripensando a quanto visto, è difficile trovare appagamento in un registro che da Hitchcock in poi non ha granché da dirci, e la ripetizione di certi schemi uniti ad altrettante situazioni rinvenibili in parecchi titoli della medesima categoria affondano l’impianto complessivo, e nella deriva che si palesa è facile annotare i principali colpevoli della disfatta, sono due, letali: prevedibilità e banalità. Prevedibile è la struttura così impostata dove ad una prima presentazione dei ruoli corrisponde il susseguente rovesciamento (e gli indizi per nulla velati ci erano stati dati: la collezione di scarafaggi), banale è l’esibizione di un male gratuito, soprattutto nella seconda parte quando i gemelli prendono le redini del diabolico gioco, che non ha altro che non sia uno show facsimile a mille altri, così nell’avvicinarsi ad un Funny Games (1997) tra consanguinei ma totalmente privo di irriverenza verso il pubblico e verso quel cinema al quale invece Goodnight Mommy si accoda, giungiamo ad un finale che è la summa delle due istanze sopraccitate dove è possibile rilevare una delle patologie croniche che affligge la scrittura cinematografica: il colpo di scena. È meglio non aggiungere altro, se sale il rimpianto per il cinema di Seidl allora qui siamo proprio messi malino.

2 commenti:

  1. il soggetto è spudoratamente scopiazzato dal coreano Two Sisters e, dato che l'interesse per il film si riduce al soggetto (non avendo altri particolari pregi), si può affermare essere un'opera superflua

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  2. In effetti ora che me l'hai ricordato potrei anche concordare...

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