lunedì 22 maggio 2017

Megaheavy

L’unico nonché pallido merito che si può attribuire a Fenar Ahmad, regista danese nato a Brno da genitori iracheni, è quello di essersi affidato a tal Gro Therp, una casting director che in Danimarca ha lavorato a film passati anche da queste parti (Dennis [2007]; Teddy Bear [2012]; A Hijacking [2012]), e che per Megaheavy (2010) scova una ragazzina dai tratti estetici che colpiscono, quasi un viso “difettoso” il suo, uno sguardo spento, un corpo sproporzionato: è Jolly, la teenager che a dispetto della sua goffaggine (e lo dimostrerà nel finale) sa ottenere quello che vuole.

Per il resto, cioè praticamente per TUTTO, Ahmad non pervenuto. È quasi superfluo stare qui ad elencare le grosse banalità che ingolfano il cortometraggio sotto esame, il banale, e di conseguenza il prevedibile, è diventato ormai il nemico giurato del sottoscritto: non sopporto letteralmente più una forma che vorrebbe inserirsi nella cerchia dell’arte visiva dove ogni sua componente costitutiva si infila nel gregge della normalità. È normale lo sviluppo narrativo che contempla una sottospecie di colpo di scena finale proprio perché è normale, soprattutto nei lavori brevi, metastatizzare la globalità con un rovesciamento conclusivo, ciò lo vedo come una forma alquanto bizzarra di ansia da prestazione dove un regista avendo paura di non essere all’altezza punta tutto sull’effetto sorpresa. Ed è normale l’impiego di rallenti (multerei tutti coloro che usano tale escamotage) poiché certo cinema per riuscire ad enfatizzare ha bisogno di espedienti intensificanti e di operare con elementi che finzionalizzano il girato, trucchetti che possono attirare al massimo l’attenzione di un pivello, per colui che ha un minimo di coscienza critica il risultato sarà come lo spazio nero che qui sotto ci separa dal prossimo paragrafo.

Ed è purtroppo normale, per me, non essere neanche lontanamente sfiorato da un racconto del genere, nemmeno l’allestimento di un quadro dal sapore un po’ retrò (quasi dolaniano, siamo negli anni ’80-’90) riesce a scuotere qualcosa. A chi si accontenta lascio Megaheavy, le mie orbite oculari sono calibrate per scandagliare ben altro.

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