giovedì 11 novembre 2010

Jestem

Da qualche parte in Polonia.
Un bambino fugge dall’orfanotrofio per ritornare a casa. La madre alcolizzata lo ripudia così si rifugia su una chiatta abbandonata dove fa conoscenza con una coetanea.

Jestem (2005) fu presentato in Italia al Giffoni Film Festival ’06. Non conosco con grande precisione i temi, gli argomenti, o più in generale la qualità che costituisce questa kermesse, ma è opinione comune, e opinione mia, pensare a tale Festival come fautore e promotore di un cinema per e sui ragazzi. Il che non va certamente visto sotto un’ottica dispregiativa, si tratta solamente della politica del concorso e sono certo che in 40 e passa edizioni siano stati presentati anche grandi film.
La pellicola di Dorota Kedzierzawska, però, sembra voler far propria l’espressione “cinema per ragazzi” precludendo ogni declinazione dell’adultità.
Attraverso una fotografia autunnale si racconta delle disavventure di questo povero bimbo che sembra accentrare su di sé l’ira – spesso incomprensibile come quella dei suoi pari età – di tutto il paesino. La condizione di abbandono in cui versa dovrebbe avere una forte componente drammatica poiché si tratta di un vero e proprio allontanamento dalla società, dagli affetti, dalla felicità, che ha per protagonista un ragazzetto di neanche 10 anni. Ahimè ciò a cui invece assistiamo è un’astrazione della realtà che vorrebbe connotarsi fiabescamente senza riuscirci.

E non ci riesce perché la discrepanza fra il racconto addolcificato in cui emergono disarmonicamente le dolorose situazioni della vicenda (si tratta pur sempre di un minorenne senza una casa, senza cibo, senza vestiti) e la percezione che abbiamo NOI della storia traslatamente applicabile nel mondo reale, è pressoché incolmabile.
Non avendo intenti di denuncia, e se li ha con le fugaci inquadrature dei ragazzini che si fanno di una qualche droga non riesce a soddisfarli, Jestem si interessa solo e soltanto all’improbabile condizione del suo protagonista (molto espressivo l’attorino) il quale è attorniato da figure fuori fuoco come la bambina con cui stringe amicizia che è già sulla strada dell’alcolismo (perché?), o la madre che lo rifiuta in preda a crisi isteriche senza una spiegazione plausibile.
Il motivo conduttore dell’opera impresso fin dal titolo con quel “io sono” appare poco credibile nonché fortemente romanzato, e l’eventualità che un fanciullo come questo sia nelle capacità di espletare una visione così negativa della vita, teorizza addirittura il suicidio!, risulta piuttosto impossibile. Cosiccome l’ultima battuta che suggerirebbe un’identificazione con se stesso derivante dal micro-martirio che ha vissuto.

9 commenti:

  1. l'hai distrutto e in effetti il tuo discorso si chiude bene. E' un film molto manierato poco realistico.
    Però credo che su certi aspetti l'introspezione non è poi così scadente, credo che il problema dell'amica sia chiaro (il suo aspetto, la sorella più grande privilegiata), fose meno quello della madre anche se a me è sembrato di intuirlo dai suoi rapporti (rifiuto, figura maschile che rigetta).
    Il messaggio del film mi è piaciuto, come anche le scelte stilistiche, ma il problema rimane una sceneggiatura che osa troppo e che allo stesso tempo non osa per nulla.

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  2. Sì l'aspetto mascolino della "bimba alcolista" così in antitesi alla bellezza della sorella maggiore è una motivazione che mi era sfuggita. Touché.
    Per la madre penso anche io che il suo odio sia dovuto alla figura maschile, però oltre a essere un tema inflazionato mi è risultato artificioso, "finto".
    Sbaglio Jestem era nei 400 sogni? Perché appena ho visto il bambino ho avuto un deja vu.

    Parlando d'altro ho avuto l'occasione di vedere Antares, film precedente a Revanche, mi è piaciuto molto sebbene non racconti niente di nuovo. L' Austria è una fucina di talenti.

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  3. no no non ne parlai nei 400,
    ricordi male.
    Forsi lo confondi o con Rosso come il cielo o con Anche libero va bene o con I 400 Colpi (sarebbe gravissimo in questo caso XD).
    Uh Antares? Interessante. Io amo l'austria il mio sogno e fare l'accademia di cinema lì, con Haneke come Prof.

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  4. No no non mi confondo con I 400 colpi, ancora non sono così rinco :D (credo).
    Haneke prof. lo vedo parecchio severo, ma anche infinitamente bravo, uno di quei prof. a cui alla fine vuoi davvero bene.

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  5. ahah non volevo intendere che sei rinco. Comunque è strano che tu eri convinto che io l'avevo visto, perchè alla fine l'ho visto. Forse è il sincronismo di Jung.
    In ogni caso a me non farebbe male avere un prof. severo, soprattutto se è Haneke. E poi se tu vuoi venire sei invitato come compagno di banco e di sceneggiatura.

    * J. Doinel vuole precisare che è consapevole di essere tra le nuvole, ma è un periodo un pò "così" *

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  6. Me ne sto! Riuscirei a sopportare il freddo di Vienna per avere una formazione del genere. Ma Haneke fa davvero il professore?

    Comunque 'sta cosa di Jestem è strana forte, ne ero certo che tu l'avessi visto pur senza saperlo, mah!

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  7. si avevo letto che insegnava tipo sceneggiatura, ma non ho capito se è stato in Vienna oppure a Francoforte.

    si, rimane il mistero...

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  8. Ah ah, recensisco Jestem, poi mi metto a vedere se ci sono altre recensioni in rete e quale trovo? Ti pareva che Eraserhead non era arrivato prima su un film misconosciuto...

    Concordo in pieno, ma in pieno pieno proprio. Ciao!

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