venerdì 5 novembre 2010

Polytechnique

Penso al mio professore di fisica del liceo che con trasporto professionale cercava di spiegarci che cosa fosse l’entropia. A distanza di qualche anno l’ho dimenticato, l’unica cosa che ricordo è che a questa parola si associava quella di disordine, di caos, che in una materia così rigorosa come la fisica mi faceva specie. Poi risuonano nella mia testa le parole del professore di storia dell’arte che illustrava a noi alunni la tecnica di Picasso, anche qui ho dimenticato gran parte degli insegnamenti, rimembro soltanto una frase che diceva più o meno di come la sua pittura fosse il risultato di un movimento spaziale e intellettivo che associato alla staticità di un quadro mi faceva nuovamente specie (e chiedo venia a chi di queste cose ne sa davvero se ho scritto delle boiate).

Denis Villeneuve, regista canadese, per enucleare il massacro di Montreal avvenuto il 6 dicembre 1989 dove un uomo entrò in un politecnico con l’obiettivo di sterminare tutte le persone di sesso femminile che vi erano all’interno, utilizza le due nozioni citate prima attraverso riferimenti propri alla storia: le due ragazze che ripassano gli appunti sull’entropia e l’incombente riproduzione nel complesso universitario della Guernica, ma anche e soprattutto per modellare il suo racconto poiché il folle misogino armato di fucile che con il suo vagare all’interno dell’istituto tenta di stabilire un aberrante equilibrio senza donne è similare al concetto di disordine all’interno di un sistema specifico. Inoltre il taglio alla storia è dato da una visualizzazione tripartita al pari delle rappresentazioni picassiane: l’oggetto del racconto è l’eccidio, ma esso ci viene mostrato tramite tre sguardi (assassino, ragazza coi capelli corti, ragazzo con la barba) e tre momenti temporali (il prima, il mentre, il dopo) che donano più sfaccettature a quella che resta un’unica, terribile, tragedia.

Il tutto è poi inserito in una cornice d’arti(sti)co bianco e nero in cui un montaggio tanto spietato nel mettere a nudo l’impotenza dei più deboli a cospetto della folle malvagità di un uomo, quanto perfetto nel suo rigore estetico con algidi spostamenti di camera compensati dalle esplosioni del fucile che iniziano ben prima di quanto possiate immaginare, riesce in più a prendere per il naso lo spettatore per la natura atemporale di cui è costituito.
Brividi nella scena in cui il killer divide i maschi dalle femmine all’interno dell’aula, e qualche dubbio su un finale fatto di sgocciolante retorica. Ma aldilà di questo Polytechnique resta un’opera eccellente e uno dei migliori film da me visti negli ultimi mesi.

12 commenti:

  1. sei una miniera pure tu,caro amico..

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  2. questo me lo devo proprio segnare.
    grazie :)

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  3. E' da un sacco che lo cerco!

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  4. Armati di canoa e pagaia per discendere il torrente.

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  5. stasera ho visto al cinema "la donna che canta" di Denis Villeneuve, bellissimo e terribile, da non perdere.
    con sobrietà, all'uscita, ho scritto su un quadernone per i commenti, all'ingresso del cinema:"cazzo, che film!"

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  6. Ah sìsì, lo vedrò sicuramente!

    (pietra tombale sul titolo italiano, come al solito)

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  7. Jean-François (il ragazzo con la barba) è davvero bravo.
    sarà la neve, ma fa male davvero.
    il film merita davvero, grazie della segnalazione.

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  8. ... e ancora devo vedere La donna che canta, come tutto il resto di Villeneuve, uffff.

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  9. Anch'io sono venuto qua dopo aver visto e recensito lo straordinario La donna che canta. Ero convinto di trovarlo...
    Invece mi trovo quest'altra perla di Villeneuve di cui non conosceve l'esistenza. Splendido commento letto il meno attentamente possibile per non rovinarmi la visione. Ritornerò...

    P.s. 1: mi ricorda molto Elephant, che ne pensi del film di Van Sant? Molti l'hanno odiato, io l'ho trovato magnifico.

    P.s.2: in realtà la donna che canta non è tanto storpiato come titolo. Non sarà evocatico come Incendies ma non è nemmeno una forzatura perchè la protagonista è conoscuta esattamente con quel "nome".

    Saluti e complimenti.

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  10. La donna che canta l'ho visto per metà poiché il file che avevo in possesso era danneggiato :(
    Se dovessi fare un paragone, ammesso che si possa fare una comparazione tra un film intero e uno monco, La donna che canta mi stava piacendo molto meno che questo, ma magari era proprio nella seconda ora che dava il meglio di sé e quindi il mio parere lascia il tempo che trova. Lo recupererò.

    Sì il film assomiglia molto ad Elephant (che piace anche a me), e non solo: lo supera, forse, in quanto è decisamente più "diretto": ferisce il cuore senza pietà.
    Grazie per i complimenti :)

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