lunedì 21 gennaio 2008

Black Book

Non ricordo come sono arrivato a Black Book, forse tramite il bellissimo Le vite degli altri (2006), o forse leggendo un articolo su un giornale che parlava del massiccio esodo degli ebrei dopo la seconda guerra mondiale nel neonato stato di Israele. E non ricordavo, forse non l’ ho mai saputo, che Paul Verhoeven, il regista di questo film, è lo stesso che ha girato Robocop (1987) e Basic Instict (1992), caspio un bel cambio di prospettiva il suo!

Black Book è un lungo flashback di Rachel, la protagonista, che nel tentativo fallito di fuggire dall’Olanda occupata dai nazisti diventerà una spia della resistenza infiltrata nel regime tedesco, solo che si innamorerà di un ufficiale (poco) nazista. La loro storia d’amore impossibile viene troncata dai giochi di potere delle due fazioni contrapposte. Così Rachel, continuamente in fuga, a causa di alcuni sfortunati eventi (c’ha una sfiga sta qua!) finisce per passare agli occhi dei suoi compagni reazionari come una traditrice, fortunatamente per lei riuscirà a prendere ad un ricco avvocato Olandese un libro su cui sono scritte tutte le verità di cui ha bisogno per essere scagionata. L’ happy end non è molto happy, perché vediamo Rachel che finita la guerra è andata a vivere in Israele sempre circondata da militari.

La protagonista che è il fulcro intorno a cui ruota tutto l’universo del film mi è piaciuta a tratti, inizialmente è troppo fredda e cinica, la sua famiglia viene sterminata dai nazisti sotto i suoi occhi e lei non versa neanche una lacrima, poi col procedere della narrazione si riprende dimostrando di essere umana quando viene fucilato l’ufficiale di cui è innamorata. Tra l’altro la storia di un’ebrea che s’infatua di un nazista non mi pare sia una novità, devo aver già visto una situazione del genere ma non ricordo in che contesto… comunque direi che il film per la prima ora e mezza è piuttosto in linea con tutte le altre pellicole del suo genere, dando però maggior attenzione (forse troppa) alla liaison tra i due, dopo di che la trama si fa un pelo più avvincente ma resta nell’ordinario, il regista non ha voluto calcare particolarmente la mano sulle efferatezze del regime nazista ma si è concentrato di più sull’odissea di Rachel. Già, proprio un’odissea la sua, che raggiunge il culmine quando accusata dalla resistenza di tradimento si becca chilate e chilate di merda addosso, se davvero è andata così, perché Black Book è tratto da una storia vera, la stupidità dell’uomo è davvero sterminata, che sia nera, rossa, verde o bianca.

Dopo due ore e diciannove minuti posso concludere dicendo che Black Book è un'opera discreta, non so quanto sia attendibile storicamente, date le varie peripezie di Rachel, ma che non aggiunge niente di nuovo ai film che trattano questo tema.

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