domenica 6 gennaio 2013

Incident by a Bank

Händelse vid bank (2009) è un mirabile esempio di variazione sul tema; un tema, quello delle rapine in banca et similia, che ha fatto la fortuna di registi e attori. Solitamente, anzi: praticamente sempre, la proposta di chi dirige in merito all’argomento si è costituita nell’ottica della concitazione, offrendo una forma espressiva che fosse capace di elaborare al suo interno elementi come la suspense e l’action. Lo svedese Ruben Östlund, vincitore con questo corto dell’Orso d’Oro di categoria, opta invece per un canale di trasmissione che si colloca all’opposto di quello che potrebbe essere sommariamente definito “cinema commerciale”, la sua ambiziosa presa di posizione non è dissimile da un appostamento, una testimonianza oculare diegetica, un vero e proprio POV (Point Of View) dove la mdp ha funzioni biologiche (l’atto di farsi mezzo per mostrare, radice inossidabile del cinema) e tecnologiche (lo zoom come protesi oculare, escamotage che permette di osservare oltre ciò che sarebbe umanamente consentito).

Dieci minuti e poco più senza interruzioni: nessuna segmentazione o suddivisione scenica ma solo il movimento lento e fluido della cinepresa che si sposta con curiosità da un personaggio all’altro. L’impronta teatrale impone delle costrizioni che non pesano minimamente sulla visione: i confini sono evidenti (il ladro alla fine fugge verso la libertà del fuori campo) al pari dell’idea di palcoscenico esposta (le entrate sul set possiedeno un’avvertibile premeditazione [i carri festanti] che conferisce una taciuta geometria alla struttura), senza dimenticare che il già citato sguardo personale del regista si avvicina di molto a quello di uno spettatore in platea, o, ancora meglio, allo spettatore che semplicemente sta assistendo in quel momento alla proiezione.
Questo giocattolo cinematografico che richiama, seppur alla lontana, la forza scopica di Wavelength (1967), racchiude inoltre una sorta di meta-trama dove due uomini riprendono a loro volta gli attimi della rapina con un cellulare; le congetture in tal caso fioriscono e allietano: da una parte li sentiamo lamentarsi dell’inefficienza del marchingegno che nonostante sia il top nel settore certe cose non riesce a vederle (così come noi non vediamo nulla di ciò che accade all’interno dell’istituto di credito), e dall’altra mostra senza pudore la curiosità dell’uomo che pur rischiando di risultare stupido, non può fare a meno di guardare.  
Un corto intelligente.

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