sabato 16 gennaio 2010

Taxidermia

C’è qualcos’altro che devo dire, che fa parte della creazione di qualcosa che mi è superiore e anche di molto. Ma se non fosse per me, nessuno ne avrebbe saputo niente, perché, semplicemente non esisterebbe. Nessuno saprebbe chi era realmente Lajoska Balatony: da dove era venuto, dove andava, chi erano suo padre o suo nonno. Forse solo questo è significativo, perché noi qui assistiamo alla fine di qualcosa, e quando qualcosa arriva alla fine allora anche il suo inizio diventa importante.Appena quattro anni dopo l’indecifrabile Hukkle (2002), György Pálfi torna alla carica con un film semplicemente e squisitamente assurdo. Appurato il fatto che in Ungheria ci sanno fare di brutto dietro la mdp, Pálfi questa volta vira nelle torbide acque del grottesco raccontando le gesta di una famiglia partendo dal nonno arrivando al nipote.
Inizio:
si comincia col soldato Morosgoványi. Frustrato tirapiedi che si masturba ponendo il membro nel buco di uno steccato, riscaldato nella notte dalla flebile e inafferrabile luce di una candela, metterà incinta la moglie panzona del suo tenente consumando l’amplesso sopra la carcassa di un maiale scotennato. Da questo strambo accoppiamento nascerà un bimbo con la coda, Kálmán, obeso campione nazionale di mangiate nell’Ungheria socialista, che si sposerà con Gizi, donna della sua stessa stazza che lo farà diventare padre (con qualche dubbio) di Lajoska, emaciato e cadaverico ragazzo, impagliatore di mestiere, il quale si occuperà del padre mostro gigantesco ormai immobile sulla poltrona. Dopo una litigata deciderà di non andare più a trovarlo, al suo ritorno però uno degli enormi gatti della casa ha scambiato l’intestino di Kálmán per un gomitolo di lana. Tornato nel suo laboratorio, Lajoska, imbalsamerà il padre e… se stesso.
Fine. La filigrana sottile – ma per stomaci forti – che costituisce l’opera è un meccanismo continuo di trovate stupefacenti, folli. Per dirla banalmente: pazze. Le soluzioni visive adottate da Pálfi, rese ancora più ghiotte dall’uso del computer, vanno ricordate una per una. In certi casi si tratta di stupidaggini, come uno schizzo di sperma che diventa la stella promessa alla piccola fiammiferaia, in altri di pregevoli licenze cinematografiche come quella vasca che gira su un piano di 360 gradi al pari della figa che fa ruotare il mondo, così come si dice.
La vena surreale si esplicita soprattutto nel primo segmento, vera gemma confezionata ad arte. Nei susseguenti due si riduce l’alone fiabesco in favore di una visione più realistica (ma anche no) della storia. Tra feste matrimoniali molto alla Tarr, abbuffate e vomitate, si giunge al disturbato, e disturbante, finale. Le ragioni per cui Lajoska deciderà di fare quel che fa sono velate e svelate allo stesso tempo nel dna della sua famiglia. Di spiegazioni non mi va di darne, anche perché non mi sono adoperato a cercarle, se ne potranno trovare mille differenti e tutte condivisibili. Non affannatevi a capire, godete come porci (mai similitudine fu più azzeccata) di tutto il resto.
E se Pálfi riuscirà a trovare il perfetto equilibrio fra senso e non-senso allora sarà da tenere d’occhio come e più di Mundruczó.

Esistono cose che non si possono conservare, in alcuna soluzione. È possibile impagliare il proprio padre, come simbolo di tutta la famiglia. Ma non ciò che si prova nel vedere la lama avvicinarsi alla propria testa. È una sensazione che non si può impagliare, questo fa parte dell’autentica storia di Lajoska Balatony, e ne è l’essenza, credo.
Ovviamente ognuno ha le proprie idee su ciò che è importante o meno. Per alcuni è lo spazio, per altri, il tempo.

11 commenti:

  1. questo me lo voglio proprio vedere..seiuna miniera di informazioni...

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  2. Non te ne pentirai ;). Lo trovi in maniera facile direttamente sottotitolato in italiano, buona visione!

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  3. trovato..me lo guardo apena posso..allora,visions of europe come ti è sembrato?

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  4. Breve ehehe, in ogni caso ho guardato anche altri corti di questo progetto e sono tutti molto particolari. Di fatto l'unico regista tra quelli coinvolti che conoscevo oltre a Tarr è Bartas (di cui prima o poi vedrò qualcosa), a testimonianza di un'idea parecchio fuori dagli schemi. E per questo interessante.

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  5. Incuriosita, sono andata a vedere su youtube e ho visto il trailer. E' davvero un film bizzarro già da lì e poi ho visto la scena della vasca che ruota a 360°, davvero bellissima.

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  6. il perché del titolo?

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  7. film davvero spettacolare.costruito alla perfezione.ottimo consiglio

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  8. ti rispondo qui: visto eccome questo carnalissimo filmone,già troppo tempo fà da volervo rivedere tanto mirabili sono le acrobazie di macchina e montaggio che palfi regala ai nostri sensi. il corpo portato al suo parossismo espressivo; surreali gli effetti di tale abbondanza di viscere e rigurgiti.per me sono pura goduria di gola.è per questo che con hukkle ho consacrato alle mie glorie il genio dietro la mdp made in hungary. che estetica sfavillante e barocca, ma con terra cruda e adiposità al posto del solito velluto e oro.vado a leggere cosa ne pensi del terzo film.curiosa.

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  9. Dici I'm not your friend? Non ho capito se l'hai visto o meno, se no scordati le acrobazie di macchina e montaggio, i parossismi espressivi corporali, la surrealtà, l'estetica sfavillante e barocca. Eh sì. Non ci crederai ma purtroppo è così.

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  10. si dico quello, ma no non l'ho ancora visto.appunto sono curiosa di leggere la rece.d'altronde non c'è peggior errore che pretendere da un artista le stesse tinte sempre.

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