giovedì 5 novembre 2009

Intruders

Film per la tv americana del 1992 (occhio che la data è molto importante) diretto da Dan Curtis (1928 – 2006), regista e sceneggiatore televisivo che girò parecchie serie nel corso della sua carriera spaziando dalle atmosfere dark di Trilogia del terrore (1975) a quelle belliche di Venti di guerra (1983).

L’argomento trattato in Intruders è presto detto: abductions, ossia rapimenti alieni.
Il fatto che questo film sia una produzione a stelle e strisce mi faceva tremare i polsi prima della visione, non foss’altro perché temevo due ore e quaranta minuti di mostri mostruosi che saltavano da una parte all’altra dello schermo. Invece posso affermare con un certo sollievo che l’approccio di Curtis al tema ufologico è abbastanza lontano dal voler spettacolarizzare tutto ad ogni costo, ed anzi, la pertinenza degli argomenti trattati lascia intendere che dietro alle storie rappresentate ci sia stata una ricerca accurata se non nei minimi particolari, almeno in linea di massima. Questo è significativo perché nel 1992 non erano ancora successi due eventi fondamentali per gli appassionati di alieni: il video (tarocco, a quanto si dice) di Santilli del 1995 che ha dato un impulso senza precedenti al fenomeno in questione, ma soprattutto internet! Oggi, attraverso la rete, è possibile sapere in tempo reale se un contadino della Patagonia ha visto delle sfere luminose nel cielo, e le probabilità che in quel momento il suddetto contadino sia devastato dall’alcol non limitano il fatto che un ragazzino dall’altra parte del globo possa venire a saperlo. Tutto ciò alimenta inevitabilmente falsi miti che si gonfiano col passaparola, ma se davvero quel contadino avesse visto “qualcosa” nel cielo?
Nel ’92, di certo, non era così. Degli alieni si sapeva poco (in confronto a oggi), e ancora meno si sapeva delle cosiddette abduzioni (non che oggi se ne parli troppo in giro, forse perché non c’è niente di cui parlare, ma su internet ci sono storie mirabolanti). E la cosa che più mi ha stupito è che ci sono delle grandi similitudini fra la storia di Mary (desunta da fatti presumibilmente accaduti) e le molteplici storie che possono essere consultate nei siti appositi.
Qualche esempio di ciò che accade nel film: gli alieni prelevano le due donne principalmente di notte; inoltre esse hanno un missing time, ovvero un vuoto temporale nella memoria di qualche ora che viene ricordato tramite l’ipnosi regressiva; gli alieni comunicano con i rapiti solo ed esclusivamente attraverso il pensiero; la scelta di “chi prelevare” avviene attraverso una pseudo discendenza, cosicché il figlio verrà rapito così come lo è stato per la madre, per la nonna e così via; nel film vengono mostrati i canonici “grigi” ed anche i famigerati “biondi”; infine viene illustrato uno degli scopi di questi rapimenti: la creazione di una specie ibrida.
Tali somiglianze sono rintracciabili in qualunque testimonianza di abduction. Da questo punto di vista il film è fatto molto bene perché è attinente all’argomento, che poi… beh, non si tratta di un qualcosa scientificamente comprovato e dunque la fedeltà logica non è una verità assoluta come potrebbe essere un film sui bradipi. Se uno nel suo film mette dei bradipi che superano sulla sinistra dei ghepardi ecco che l’opera non è fedele alla realtà. Ma qui si tratta di un qualcosa che a conti fatti non esiste ufficialmente, e quindi che un alieno venga rappresentato bassetto e grigio o che invece sia il sosia di Michael Jackson, non falsifica né invera la realtà, semplicemente perché non sappiamo quale sia. Insomma voglio dire che il film ha una coerenza… illogica, si basa su fatti che non sono riscontrabili empiricamente ma solo per sentito dire (certo, ora potranno venire qua centinaia di addotti a presentarmi le loro prove, e io lo spero perché voglio crederci, ma che siano concrete queste prove!); magari un giorno l’etichetta qua sotto diventerà “Drammatico” e non più “Fantascienza”, nel frattempo non può che restare così com’è.

Ormai dubito che qualcuno sia arrivato fin qui nella lettura, ma comunque se del film si deve parlare è giusto dire che aldilà delle cose buone qua sopra, tecnicamente è tutto da dimenticare. Anche lo sguardo di un neofita riconoscerebbe subito una fotografia da porno anni ’80 con nebbiolina misteriosa che si dipana sulla scena, uguale a quella di Communion (1989).
Inquadrature dozzinali e sceneggiatura così così (alcuni punti troppo approfonditi, altri troppo poco) ne fanno un’opera non memorabile, ma se cercate un film che tratta in maniera decente il tema delle abduzioni questo è quello che fa per voi.

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