mercoledì 21 novembre 2012

Holy Motors

 - Desidera essere compreso dal pubblico?
 - Non so chi sia il pubblico. È  gente che presto morirà. Non amo i film per il pubblico, amo i film privati e invito chiunque a vedere il mio. Mi importa di essere visto. Compreso? No. Amato? Sì.
(da qui)

Sullo schermo Leos Carax si risveglia da un sonnellino che presumibilmente durava dal 1999, anno in cui girò l’ultimo lungometraggio Pola X [1], e con la sua mano (ad essere precisi con il suo dito) apre la porta invisibile che per tutto questo tempo lo aveva separato dal mondo esterno, e tornando nella (nostra) realtà scopre di come il cinema senza di lui sia diventato ninnananna per una platea dormiente. Ci vuole una scossa. Ci vuole Holy Motors (2012).
Con questo film il binomio Carax-Lavant arriva all’apice concettuale, fin dai tempi di Boy Meets Girl (1984) l’impressione che il regista e l’attore fossero legati da un nesso reciproco è divenuta un’idea che con i due film successivi Rosso sangue (1986) e Gli amanti del Pont-Neuf (1991) si è parecchio fortificata, d’altronde i ruoli che Carax ha scritto per il suo alter ego contengono in nuce degli elementi che rispecchiano il carattere dell’autore, un tipo schivo, refrattario al business e alle luci della ribalta, un reietto, una persona al confine un po’ come i personaggi interpretati da Denis Lavant, ai quali l’attore aggiunge una sintesi rutilante di vitalità ed esplosioni di mimiche corporee. Poi l’improduttività di Carax ha reciso questa partnership fino al magnifico ricongiungimento nel mediometraggio Merde (2008), un lavoro sopraffino da rimirare all’infinito che oggi si ammoglia perfettamente ad Holy Motors non solo per la riproposizione al suo interno di Monsieur Merde, ma soprattutto per quel taglio grottesco che nei film passati non era presente.
Ragionando sul legame tra Carax e Lavant Holy Motors appare un’opera di grandiosa ricapitolazione che esplora in prima battuta il cinema e in seconda quello caraxiano, non per niente il nome del protagonista è Oscar che corrisponde al secondo nome di Carax (Alexandre Oscar Dupont) e poi sempre Lavant durante una delle sue trasformazioni assume l’identità di un certo Alex, ovvero lo stesso appellativo che utilizzò nell’ufficiosa trilogia iniziale.

Il film presentato a Cannes ’12 è inoltre un portentoso concentrato categoriale che abbraccia un ventaglio di generi cinematografici incompatibili, ma solo sulla carta; la travirgolette fantascienza di Mauvais sang si trascrive contaminandosi con la nuova tecnologia giungendo perfino a modellare tramite motion capture una scena in computer grafica tremendamente kitsch ma per nulla stonata (né scontata); l’irruenza sentimentale de Les amants du Pont-Neuf è radunata nel cameo di Kylie Minogue che evidenzia un’altra sfaccettatura delle pellicola come la dimensione musicale presente in maniera proteiforme, dal cantato della pop star australiana e dalla nenia di Eva Mendes, al pianosequenza già indelebile delle fisarmoniche al brano che chiude e semantizza il film. Ma tornando alla coppia Carax-Lavant e al succitato apice concettuale ecco che in una singola scena si giunge all’intromissione del cineasta nel corpo di Lavant il quale recitando nei panni di un padre che va a prendere la figlioletta ad una festa (la vera figlia?) è agghindato esattamente come Carax è solito mostrarsi in pubblico, barbetta e borsalino.

Proprio il dialogo tra il padre/Oscar/Lavant e la bimba risulta centrale poiché Angèle affermando di aver ballato con alcuni ragazzi si sostituisce in realtà all’amica, colei che ha davvero ballato con i coetanei. Holy Motors è questo, un enorme, colossale, spropositato studio della menzogna che trova nel ruolo dell’Attore, colui che finge, che falsifica, la quintessenza dell’artificiosità; il recitare, di cui Lavant di fronte a Piccoli decanta la bellezza (situata nell’occhio dello spettatore, risponde il decano degli attori francesi), diventa l’illusione di poter vivere una vita vera fatta di tanti compartimenti stagni, tanti quante sono le identità di cui Oscar si appropria. La struttura che ne consegue si fa episodica, suddivisa in porzioni non sequenziali, ma che non accusa mai la gonfiezza del ripetersi o dell’interrompersi, Carax irrorando di eccentricità le due ore di girato non fa conoscere al film alcuna pesantezza e per merito del suo talento l’originalità diventa la dote, fra le molteplici altre doti, migliore del prodotto. Al cospetto di una manifestazione artistica così poderosa anche le fiacche congetture interpretative sminuiscono d’importanza, l’apertura del personaggio-Oscar è talmente ampia da poter essere oggetto di numerosi scrutini, tutti inessenziali (al sottoscritto è perfino saltato alla mente il Lanthimos di Alps, 2011), perché qualunque tentativo di rintracciare una ricerca socio-umana, qualunque avvistamento di denuncia, qualunque sforzo di significazione (compreso quello soprastante sulla menzogna), si sbriciolano al cospetto dell’unico ed inconfutabile nonché definitivo Senso: il Cinema, quello del più talentuoso dei registi europei a cui gli anni di inattività non hanno fatto che bene, Holy Motors si divora gran parte del cinema contemporaneo perché è cinema libero, frutto di un pensiero anarchico, che sovverte, esondando fuori dai modelli incartapecoriti.

In ogni caso le chiacchiere non restituiscono la straordinarietà di un film del genere, che è grande per una quantità di aspetti che vanno dal macro (ok la regia, la trama, la recitazione) al micro con dettagli arricchenti che tangono la genialità (quando Lavant-Merde giunge al cimitero su una tomba leggiamo “visitez mon site – vogan.fr”, ebbene il sito esiste davvero e lascio a voi la sorpresa di scoprire di che tratta) e che aggiungono valore ad un film che già di per sé ha un merito incommensurabile, quello di non avere precedenti. Holy Motors è un’opera unica, un film-monstre che inietta l’essenza della modernità nella settima arte rendendola un prisma rilucente; andiamo fieri d’essere testimoni di tale apparizione filmica, svegliamoci!, non è un miraggio, è una realtà da amare smisuratamente che può sintetizzarsi in una sola parola: è Carax. E basta.
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[1] Nel film recitò Yekaterina Golubeva, compagna di Carax e di Sharunas Bartas, a cui Holy Motors è dedicato.

44 commenti:

  1. Oltre il fondo ha compiuto il 20/11 cinque anni, con Holy Motors non poteva esserci festeggiamento migliore.

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  2. Grandissimo film e grandissima recensione. Hai letto, invece, la mia sullo stesso film?

    http://icineuforici.blogspot.it/2012/11/leos-carax-holy-motors-recensione.html

    così, faccio un po' di pubblicità al blog... ;-)

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    1. No! Stasera lo faccio molto volentieri ;)

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  3. lo vedrò venerdì, sono molto molto curioso

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    1. A Torino? Su grande schermo il godimento sarà triplo.

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    2. eh sì, dal 23 si comincia con il tff...

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  4. buon bloggheanno Eraserhead! dopo aver letto il tuo magnifico pezzo dire che mi hai fatto venire la bava alla bocca per non aver ancora visto questo film, è poco. Dovrò provvedere nel più breve tempo possibile!

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    1. Grazie brad! Mi ricordo che per te Gli amanti... è un film speciale, magari lo diventerà anche questo!

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  5. io lo vedrò prestissimo, per colpa tua:)

    e buon compleanno, fra un po' ti aspetta la scuola

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    1. Grazie Ismaele, nonostante le difficoltà si tira avanti :)

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  6. ah dimenticavo, buon bloggeranno

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  7. Ciao, non sei l'unico ad aver pensato ad Alps, il paragone mi frullava in testa e ha trovato conferma nella scena in cui Lavant interpreta lo zio morente. Comunque, senza ombra di dubbio un geniale ritorno con i fiocchi per Carax!
    Ti domando, Visto che le pellicole dell'ultimo Cannes cominciano a circolare, hai mica notizie riguardo al tanto atteso (almeno per me) Post Tenebras Lux di Reygadas?
    Buon bloggeranno :)

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    1. Caro wizjoner è esattamente quella sequenza che mi ha alpsianamente suggestionato, certo i due film sono praticamente opposti (uno è una straordinaria baracconata l'altro punta di più a sottrarre) però la questione del "vestire i panni di altri" potrebbe essere un motivo di studio su cui ragionare.
      In merito a Post Tenebras Lux direi che attualmente è il film che attendo con più trepidazione, quindi sei in buona compagnia. Purtroppo per ora non vi è traccia alcuna in rete.

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    2. Dici giusto, anzi, il vestire i panni di altri, per ciò che mi riguarda, è il motivo di studio su cui ragionare.

      Sono riuscito a trovare i film di Carax in originale, li sto rivedendo perché mi ha molto incuriosito un'intervista di Lavant sui Cahiers N. 678. Ci sono, come ben sai, moltissime citazioni dei film precedenti in Holy Motors.
      Pensa, Holy motors parte, in quanto progetto, come corto, un omaggio a Kurosawa; doveva essere girato in Giappone. Di questo progetto non se n'è fatto più nulla, ma da lì si è sviluppato Holy motors. In mezzo ci stava anche un altro progetto La bella e la bestia con Kate Moss e Lavant nei panni di Merde. Projet avorté. Il ruolo previsto per kate moss è stato dato poi a Eva Mendes. La sequenza della Samaritaine, pensato per la Binoche come ricordo des Amants du Pont-Neuf e di Mauvais sang, alla fine è stato interpretato da Kyle Minogue.
      Un po' di curiosità insomma.
      Saluti, Jean Claude.

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    3. Il corto-omaggio a Kurosawa pare non sia stato abbandondato del tutto, almeno così dice Lavant a questo link. Magari tu hai letto l'intervista originale mentre questa è una traduzione malfatta, non so, io spero nella veridicità dell'articolo italiano dimodoché HM sia tappa e non arrivo.

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    4. Solo un'altra cosa, per ciò che concerne i sub italiani ci sono già da un po' in giro.
      Li trovate qui: http://www.opensubtitles.org/it/subtitles/4720378/holy-motors-it
      Jean Claude.

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  8. Sembra promettentissimo e questa tua recensione non fa che confermarmelo, ho alte aspettative... spero non vengano deluse.

    Ma ci sono i sub in italiano in giro?

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    1. No, per ora solo inglesi ma non ti preoccupare, i dialoghi non sono tantissimi e forse nemmeno così fondamentali.

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    2. Per la cronaca, i subbi in italiano si trovano ;)

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  9. @Anonimo: Sì anch'io ho letto quell'articolo sui Cahiers e per quanto riguarda "la belle et la bete", io ho pensato molto alle opere di Cocteau. Carax ne è profondamente debitore... egli si nutre di ogni suo film a mio avviso: dal "Testamento" a "La belle et la bete".

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  10. Bella rece, io ci avrei messo anche la tag "capolavori" però. Ma si sa...de gustibus. :)

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  11. Ma certo Lurch, Holy Motors è un capolavoro, la mia etichetta lascia il tempo che trova, indubbiamente se la meriterebbero tanti altri film che sono presenti su queste pagine.

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  12. Visto stasera al TFF dopo un'ora e mezza di coda per fare il biglietto: ne è valsa la pena.

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    1. Quanto costava il biglietto?

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    2. Hai mica sentito parlare di Shell di Scott Graham? Sono tentato di andarlo a vedere...

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    3. No, mai sentito, però ad un festival cercherei di non avere rimpianti...

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    4. Visto anche Shell..penso che per chi fa (e segue) un blog chiamato "Oltre il fondo", merita sicuramente la visione. Anzi..quando sarà disponibile, mi piacerebbe leggere un tuo post a riguardo.

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    5. Me lo segno. Anche se temo che ci sarà da penare per la reperibilità.

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  13. I chaiers du cinema l'hanno messo primo nella loro classifica, uscita oggi, dei dieci migliori film dell'anno. Ci sono scelte anche molto discutibili nella classifica ma tant'è...

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    1. A quanto pare conta la data di uscita in Francia e lì è uscito a febbraio di quest'anno.

      Poi non so se il tuo era più un commento al valore del film, non l'ho visto e quindi non so dire se meriti di stare in classifica.

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    2. non l'ho visto neanch'io ma ricordavo che non fosse un film recente, da qui il mio stupore per la presenza in classifica.
      E a proposito di classifica se a fine anno ce ne sarà una fatta dal sottoscritto Holy Motors avrà un posizionamento molto molto alto.

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  14. comunque io da quel poco che ho intravisto dei Cremaster di M Barney noto una certa influenza su holy motors. Ma può essere semplicemente che siano percorsi paralleli.

    G

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  15. mmm mi sembrano due modi di fare cinema non facilmente conciliabili, uno avanguardista l'altro autoreferenziale, poi tutto può essere, ma Carax lo vedo lontano dai postulati artistici di Barney. Comunque anche io ho visto pochissimo di lui (solo Drawing Restraint 9) per cui mi rimetto a chi ne sa di più.

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  16. semplicemente immenso. anzi, monumentale.

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  17. Non dimentichiamoci che il film è anche un'immensa metafora della vita umana.
    In questo senso è significativo il dialogo finale delle auto: siamo motori che recitano ogni giorno vite e vivono esperienze che non sono quasi mai autentiche, ed anche quando lo sono, spesso non riusciamo a riconoscerle.
    c'è davvero molto su cui riflettere. Capolavoro!

    Elisa

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  18. Ma certo cara Elisa, in questo filmone pantagruelico la metafora che citi racchiude bene ogni (non-)senso. Abbiamo molto in comune con il personaggio di Lavant.

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  19. Ne approfitto anche per farvi leggere il discorso che Carax ha mandato a Los Angeles per il premio ricevuto come miglior film in lingua straniera, con holy motors naturalmente (c'è anche il file audio).. da applausi.

    http://mubi.com/notebook/posts/the-noteworthy-rip-nagisa-oshima-1932-2013-the-formative-years-of-cinema-foreign-languages

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  20. Ahah. E' un pensiero che ogni cinefilo cova dentro di sé!

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