lunedì 20 novembre 2017

Perché.

Esattamente dieci anni fa nasceva questo blog. Volevo pubblicare un post più autocelebrativo ma non ci sono riuscito. A volte va così. Se mi volto verso quel lontano 20 novembre 2007 rimango un po’ confuso, è come se avessi la contrastante sensazione che oggi molte cose sono cambiate anche se in fondo non è realmente cambiato niente, d’altronde io sono sempre qua a scrivere con lo stesso computer di allora, un obsoleto Compaq Presario che ha visto passare nei suoi circuiti i peggiori virus in circolazione ma che comunque, non so come, è ancora vivo ed è consolante che la lucina verde proveniente dal case ha rischiarato, e continua a farlo tutt’ora, la mia piccola stanza. Solo lo sfondo del desktop è mutato qualche volta a causa delle disperate formattazioni dovute a chissà quale robaccia infettante, adesso ho la foto di un paesaggio acquatico, non si capisce se sia un lago o il mare, si vede sulla sinistra un promontorio che finisce nell’acqua mentre a destra il sole tramonta in un orizzonte gialloarancione, non so dove io abbia pescato questa immagine dalla risoluzione così bassa, si notano dei pixel e c’è una specie di nebbia dovuta alla scadente tessitura estetica, però mi piacerebbe mostrarvela perché la trovo molto bella e anche molto malinconica. Chi è cambiato, almeno in certi aspetti, sono io e le persone che durante questi 120 mesi hanno orbitato intorno alla mia vita così come io ho orbitato intorno alla loro, c’è chi, indirettamente, è entrato tramite me in questo spazio virtuale per poi uscirne lasciando dei residui che probabilmente non se ne andranno mai. È triste pensare al passato ma sono dell’idea che possiamo tirarci su considerandoci tanti piccoli satelliti che passano l’esistenza a tracciare complicati cerchi, una volta giunti alla fine non si può che ricominciare da capo.

Ho scritto tanto, tantissimo, ma non me ne faccio di certo un vanto, e ho visto/letto/ascoltato cose meravigliose che mi hanno formato interiormente. Una volta una grande persona mi disse che aveva letto un libro così bello che gli veniva difficile, dopo, rapportarsi con l’umanità che stava intorno a lui. Sarà banale dirlo ma spesso tutto sembra così buio: ti infili alla sera in un letto-sarcofago, fai sogni dolorosi, ti alzi, inzuppi quei due o tre biscotti nel latte, ti lavi le ascelle e i denti per mantenere un decoro, ti vesti ed esci ad affrontare il mondo che una volta era l’università e che poi si è trasformato nell’estenuante ricerca di un lavoro e infine in una sottospecie di lavoro, poco è cambiato comunque: sei sempre stato tu e gli altri. Con quante persone sei riuscito a stabilire una connessione profonda, intima e totalizzante? Amicizia e amore, quale è il loro peso nell’economia della tua giornata? Della tua settimana? Dei mesi, degli anni, di una vita intera? La prima immagine che si profila è questa: ci sono io che vado a zonzo per la mia città in un tardo pomeriggio di inverno, indosso un pesante montgomery blu e ho la faccia ficcata fino al naso nel bavero della giacca, non fa troppo freddo e sono tempestato dai pensieri: quando mi realizzerò? Quando avrò un posto fisso? Chi mi accetterà per quello che sono? Riuscirò a comprarmi una casa prima o poi? Avrò dei figli? Quanto è patetico farsi ’ste domande? Quella tipa scoperebbe con me? Arrivo in stanza e guardo un film, provo a scriverci qualcosa sopra, con grande fatica metto il punto finale e realizzo che quando scrivo vorrei essere da tutt’altra parte e quando sono da tutt’altra parte vorrei essere lì a scrivere.

È difficile nascondere quell’impressione di solitudine che ci attornia, e mi piace molto scoprire quali antidoti i miei simili utilizzano per combattere questa guerra eterna, io, ventenne senza arte né parte, aprii un blog, il motivo, andando a fondo, era solo questo: mi sentivo solo. E adesso come mi sento? … dovrei porre questa domanda a mio padre, ma non lo faccio mai. È invecchiato molto ed è pieno di brutti acciacchi. I nostri genitori sono l’impietosa misura del tempo che passa. Il primo ricordo che possiedo è con loro: ci troviamo ad una specie di festa in periferia, in una zona collinare che di notte si trasforma nell’alcova automobilistica delle coppiette innamorate, c’è della gente che balla e che mangia, e io sono davvero un bimbetto, avrò tre o quattro anni e i miei sembrano dei giganti, me ne sto lì con la manina appoggiata sulla portiera della Fiat Uno bianca, osservo, registro, frammenti di immagini mi si piantano nel cervello e, dopo decenni, ritornano casualmente – o forse no – ad esistere su queste pagine. Dopo quella macchina ci sarà una Punto che ad oggi smarmitta ancora per strada, ma non lo farà per molto, da qualche mese papà non guida più perché il diabete gli sta oscurando la vista. Un tempo era lui a portarmi in giro, adesso lo faccio io. Ecco una cosa che forse ho imparato in questi dieci anni: cambiamenti, cambiamenti effettivi o apparenti, cicli che si ripetono, che si aprono, che ti risucchiano per riportarti all’inizio quando credevi di essere arrivato alla fine.

Spesso nella quotidianità del vivere succedono cose a cui non diamo il minimo peso ma che se ci soffermiamo un attimo sono davvero curiose. È successo che nemmeno qualche mese fa sfogliavo un quotidiano e la mia attenzione è svogliatamente caduta su un articolo riguardante non ricordo più quale fumettista, le prime righe citavano la Turritopsis nutricula, che roba è la Turritopsis nutricula? Sono andato ad informarmi e, per farla breve, si tratta di una medusa la cui genetica le permette di essere praticamente immortale, una volta giunta ad un dato stadio biologico se ne torna giù sul fondo dell’oceano e si riconverte, inizia una nuova vita. Poi di recente mi sono smarrito nelle terre disastrate di Antoine Volodine dove in un suo libro firmato con l’eteronimo Manuela Draeger si narrano le avventure di una simpatica elefantessa che ha la capcità di rinnovare la propria esistenza a suo piacimento, Volodine spiega che non vi sono chissà quali procedimenti fantascientifici, semplicemente ad un certo punto il pachiderma entra in un tunnel scuro e quando vi esce è ringiovanito, è sempre lei e non più lei all’unisono. Noi purtroppo (o per fortuna) non abbiamo una struttura chimica come quella delle meduse perenni né siamo i personaggi di un romanzo post-esotico, però ciò che mi sento di dire a cuore aperto è di tenere duro, la resistenza è l’azione più alta che possiamo mettere in campo per fronteggiare i periodi bui. Se non erro David Foster Wallace diceva che ogni fallimento può trasformarsi in una vittoria, ed è questo l’unico modo che abbiamo per poter rinascere di nuovo. Non vorrei sembrare il predicatore di una qualche setta pseudo-filosofica ma resistere anche quando sembra che ci sia solo della merda intorno, e state tranquilli, non sembra, è esattamente così, è il solo spiraglio che lascia filtrare un po’ di ossigeno, e per farlo si può iniziare dalle piccole cose che ci fanno stare bene: guardare dei film, darsi all’unicinetto, curare le piante in giardino, non importa, per ricominciare davvero bisogna soltanto partire da se stessi. Io, che ho una grande ambizione già ribadita in passato: dissolvermi in un bicchiere d’acqua come un’aspirina, sono ripartito più volte da oltre il fondo, anche se non avevo niente di che, sai i problemi sono altri, che vuoi che sia, ma dài, ma su, me ne sono scappato, ci sono tornato, in realtà non me ne ero mai andato, e non lo farò nemmeno quando un giorno questo luogo si sarà disgregato nell’etere. Da quaggiù lo dico con un filo di voce, ascoltatemi per favore, perché io sono oltre il fondo: buon compleanno vecchio me. 

Hope when it gets cold
Cause my fear is that I’m getting old
Breathe when it takes hold
To start again
 

8 commenti:

  1. Buon compleanno, resistenza, e cambiamento.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Apprezzo moltissimo leggerti, da molto, anche se non ho quasi mai lasciato commenti. Questo post di ieri, però, mi ha particolarmente smosso, forse perché in parte si tratta di una riflessione in cui mi rispecchio e grazie alla quale posso dire, ribaltando il tuo discorso, che non sono "solo". Buon compleanno.

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  4. non posso fare altro che ringraziarti Fabio.

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  5. Auguri! ;) Fa un po' impressione pure a me che seguo questo posto da anni.
    È vero bisogna resistere, tanto... Troppo, all'inverosimile. Ma un po' di serenità c'è la meritiamo, però!

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  6. J. tu sai tutto, anche se non pubblichi più molto, sai cosa vuol dire rifugiarsi in una visione, nel pensiero, nelle parole. Ormai i blog sono mezzi di comunicazioni vetusti, ma noi ci siamo sempre, qualcosa vorrà pur dire.

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