lunedì 10 ottobre 2011

Catfish

Se The Social Network (2010) rappresenta il biopic ufficiale di un fenomeno oramai più che sociale come è Facebook, Catfish, dello stesso anno, si svincola dalla ricostruzione storica per andare a ficcarsi nel presente (più o meno, la cronologia sullo schermo riporta il 2008 come data dei fatti), e lo fa riprendendo i fruitori del servizio, perciò, potenzialmente dei noi come tanti, con focus d’attenzione su Nev, utente facebookiano residente a Manhattan, immortalato dal fratello regista alle prime armi (ma che, “chissà come mai?”, firmerà il terzo capitolo della serie di Paranormal Activity), mentre inizia ad intessere una web-relazione con una bellissima ragazza di nome Megan che abita in una cittadina del Michigan.

Il taglio è di quelli pseudo-documentaristici con budget mini e anche meno a disposizione, per questo sia nel montaggio che proprio all’interno del quadro filmico si fa largo uso di strumenti sì tecnologici ma assolutamente alla portata di tutti. Google Earth permette di quantificare la distanza tra Nev e Megan, Google Street View di non effettuare riprese sul posto, e poi iPhone, Youtube, iTunes perfettamente calati nella quotidianità rappresentata ed indispensabili guide per lo spaesato Nev. Quindi questo è sul serio un film che riguarda noi visto che la nostra realtà è ormai costellata dalla presenza massiccia e costante di tali media. Ciò che forse riguarda un po’ meno, invece, è il cinema stesso che deve annoverare al suo interno una delle tante (e recenti) opere che non hanno granché da spartire con la settima arte. Se è vero che tutto è stato catturato in presa diretta (qualche dubbio però c’è) senza una pianificazione, uno studio, un copione, mi chiedo se è ugualmente lecito parlare di cinema o meno, ma consapevole del fatto che anche trovando una risposta le sorti dell’umanità non cambieranno, meglio proseguire oltre.

E andare dritti al succo della storia.
Dribblate le questioni etico-cinematografiche, è opportuno anticipare una cosa: questa, aldilà di tutto, e sempre fidandosi della veridicità esibita, è una vicenda molto ma molto triste.
Chiaro che dei processi di dipendenza da social network ne sappiamo già abbastanza, non per qualcosa, ma perché se state leggendo queste righe in un o modo o nell’altro ne fate parte, piuttosto demoralizza la presa coscienza delle dinamiche che fanno di internet una fittizia oasi felice dove potersi realizzare visto che il feedback di ritorno è facile da ottenere – un mi piace, un commento, basta poco – e non c’è nemmeno bisogno di metterci la propria faccia, infatti Angela mette quella di una modella canadese, facile scorciatoia per sentirsi apprezzata.
Ora, tenendo conto che il passaggio più debole della storia è proprio quello in cui i ragazzi si recano nel Michigan sobbarcandosi un viaggio non da poco per far luce su una vicenda di scarsissima entità, una volta che la donna viene smascherata e che l’obiettivo si insinua nella sua vita privata, beh, c’è quasi una sorta di nulla osta compassionevole di fronte ad un paesino semideserto, un marito mezzo bifolco, e alla cura dei due gemelli con gravissimi problemi mentali, il sentimento prevalente è perciò quello di comprensione, in fondo si sente che in quelle condizioni Angela abbia parecchie ragioni dalla sua per aver cercato una scappatoia nel mondo virtuale.

Il personaggio sofferente di Angela tende però ad offuscare quella che è la vera vittima del sistema-Facebook. Perché un ragazzo come Nev che ha tutto, ed ha veramente tutto, un ragazzo da presentare ai genitori col sorriso smagliante e i Ray-Ban di chi vuol suggerire una vita vissuta, perché un tipo così fa risiedere speranze sentimentali in un’immagine, in una foto profilo, in un album delle vacanze? Perché una persona come noi si è fatta abbindolare da una voce telefonica?

Le risposte dagli oscuri risvolti non sono contenute in questo modesto nonché superfluo film, il quale però ha il piccolo pregio di mostrare come ha fatto Fincher che il futuro non è dei migliori, e se anche un sentimento nobile come l’amore deve essere stinto dalle fredde maglie della rete, l’ultima domanda è: dove andremo a finire?

5 commenti:

  1. ne avevo letto un gran bene in giro ma non mi ha mai attirato in alcun modo.
    sarò forse l'accoppiata tra pseudo-documentari e facebook che mi azzera l'hype? al 99 per cento, sì.
    vedo che anche tu scrivi 'modesto' e 'superfluo', quindi mi sa che ho fatto bene a non segnare :)

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  2. Modesto perché rispetto ad un film-film qui la fase preparatoria è pressoché assente. Non so, pensiamo a Japòn giusto per rimanere in tema, chissà quanto studio c'è stato prima di girare, storyboard, prove su prove, e poi la conoscenza del mezzo, l'importanza data all'immagine e al senso, tutte cose che qui non ci sono. Certo, il paragone è poco calzante ma Catfish altro non è se un tizio che viene ripreso mentre chatta al pc.
    Ed è superfluo perché ormai chi ha un minimo di sale in zucca sa che Fecebook è una delle cose più omologanti, superficiali ed inutili che la storia dell'uomo abbia mai conosciuto, e da qui partono svariati effetti collaterali facilmente prevedibili.

    Per la serie: il film non sorprende, però, nonostante tutto, rafforza la tesi pessimistica che aleggia intorno a questo social network.
    Il protagonista Nev è la quintessenza dell'uomo moderno che vive in simbiosi con la realtà virtuale smarrendo la bussola nella realtà-vera.

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  3. be', messa così, non sembra malaccio: l'alienazione fotografata con l'avvento di social network e nuove tecnologie.

    a essere onesto, però, di film che trattano (anche di striscio) il tema facebook me ne è bastato e avanzato uno, cioé quello di Fincher. a parlarne troppo, poi, si arriva a dargli troppa importanza, e allora sì, che ci saranno problemi.

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  4. Ho come l'impressione che ormai di importanza ce ne sia oltre il limite dell'abbondanza. Facebook si è radicato nella vita delle persone che difficilmente immaginano, un giorno, la loro vita senza Facebook. Temo che abbia vinto lui.

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  5. infatti, io tutta questa storia di facebook con film, tivvù, giornali e quant'altro che ne parlano manco fosse la scoperta dell'america, non l'ho mai capita. io non mi ci sono mai iscritto e non ne ho mai capito l'utilità, visto che già abbiamo cellulari, mail e quant'altro.
    comunque sì, vedendo la gente intorno a me, penso che abbia ragione tu: ha vinto lui.

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