lunedì 12 dicembre 2011

Exte: Hair Extensions

Blitz cinematografico di Sono all’interno dell’horror giapponese.
Premessa interessante, curiosità per la riuscita complessiva: chi si piegherà a chi? Nel senso, sarà Sono ad accettare i topoi del genere, oppure sarà il j-horror ad essere contaminato dall’estro del regista?
Pensiamoci un po’ su.
La componente horrorifica ha spessissimo fatto capolino nelle opere del caro Sion, e non parliamo di storielle ectoplasmiche, ma di sangue: a fiumi, a secchiate (Suicide Club, 2001) e di carne: trafitta, maciullata (Cold Fish, 2010). È da tempo che ormai da questi parti si incensa il lavoro di Sono, e si è perciò notato di come le sue incursioni nello splatter non sono altro che un accessorio ai temi maggiormente esposti. Un prezioso accessorio, direi.
Dunque, si può dire tutto e il contrario di tutto ma non che Sono sia un autore esclusivamente a tinte nere. D’altronde uno dei suoi meriti più evidenti è quello di far coabitare all’interno di una singola pellicola generi prossimi all’antitesi, e Love Exposure (2008) incarna perfettamente il concetto.

Con Ekusute (2007) accade che l’etichetta avanza sull’etica sononiana.
L’horror non è più un flash, non è più informazione collaterale, ma diventa il contenitore al cui interno si plasma la storia. Ed è un horror che strizza l’occhio a tutti quei film che parlano di yūrei, ossia di fantasmi vendicativi, di diaboliche presenze alle spalle e così via.
In questo caso è perciò la poetica di Sono che diventa flash, materiale subordinato agli eventi.
Non sarà sfuggito che comunque, nonostante l’opera defluisca all’interno di un modello preciso, si può rintracciare uno dei capisaldi del suo cinema: la distruzione dei ruoli famigliari.
Lo si intende dalla madre della bimba che non si comporta come una mamma dovrebbe fare, e dalla bimba stessa che chiama sua zia “sorella”.
Inoltre il villain è un feticista dei capelli, un pervertito come si sentirà urlare contro, e la devianza (tutti quegli incesti!) rintocca più volte nella filmografia dell’autore.
Insomma, aldilà dell’impronta, Sono sgomita parecchio per far capire che lui c’è sempre, ed è sempre un gran figlio di buona donna.

Ma queste sono sfumature, soprattutto a chi non interessa nulla del Sono come regista ed è attirato da una trama talmente bizzarra.
Se prima si è specificata l’attinenza al j-horror è anche vero che Exte sembra più che altro una rielaborazione divertita di tale categoria. Pensando al fatto che a dover inquietare (riuscendoci abbastanza) sono dei capelli, e che il cattivo di turno è un imbecille senza arte né parte, si comprende di come il frullato ringu-style sia costituito da ingredienti dosati con sapiente estromissione personale del regista, come a dire: non mi interessa poi granché di fare un film così, ad ogni modo lo faccio, ovviamente a modo io. E le modalità sono meritevoli dato che la visionarietà di Sono è inattaccabile, così il risultato complessivo viaggia più che altro sul piano dell’intrattenimento, obiettivo prefissato e ampiamente raggiunto.

Per non spaccare il capello in quattro si può dire che Ekusute sia un tassello minore nella carriera di Sono, divertente ma non disarmante come saprà essere altrove.

7 commenti:

  1. è l'unico di sono che ho visto e mi ha divertito ed entusiasmato davvero un sacco.
    ho già in programma di recuperare anche i suoi altri film e se questa figata è un tassello minore, mi pregusto già il gusto degli altri...

    RispondiElimina
  2. Tassello minore per me poiché non è davvero cattivo. Nei suoi film precedenti e successivi saprà essere spietato come non mai, questo in confronto è davvero un giocattolo, divertente, ma resta pur sempre un oggetto ludico. Non diabolico.

    RispondiElimina
  3. tra i film di Sono, è quello che mi è piaciuto di meno. come dici te, un giocattolo, fa il suo dovere di intrattenimento e niente più.
    c'è da dire che il j-horror, qualche anno fa, coinvolgeva proprio tutti...

    RispondiElimina
  4. è l'unico che mi manca..rimedio..ho trovato thurin horse..è in ungherese ma credo cambi poco..devo trovare la concentrazine giusta x affrontarlo...

    RispondiElimina
  5. E Love Exposure Einzi? Ancora niente? :)

    brazzz, i dialoghi non sono molti, se però trovi dei sottotitoli secondo me è meglio. Pur non essendo indispensabili anche quelle poche parole possiedono una forza particolare.

    RispondiElimina
  6. nada, Eraser :)
    conto di provarci durante le prossime vacanze, magari tutto in una volta :)

    RispondiElimina
  7. bellissimo e particolarissimo! davvero originale

    RispondiElimina