giovedì 8 dicembre 2011

Aftershock

Super mega produzione cinese che pare non abbia eguali nella storia di questo paese, si parla di un budget stimato in 25 milioni di sonanti dollaroni per un corrispettivo incasso che supera i 60 milioni di euro. La storia del regista Feng Xiaogang riprende la Storia tout court partendo precisamente dal 1976, anno di estrema disgrazia in cui un devastante terremoto sterrò la città di Tangshan riducendola a un deserto di macerie.
Come credo che solitamente accada quando capitano tragedie di tale entità, oltre alle catastrofi materiali sotto la luce del sole impolverato, si affiancano quelle personali, decisamente meno alla mercé di tutti e che hanno la diabolica forza di sedimentarsi indelebilmente nell’animo umano.
Per un film riuscire a convincerci sulla prima tipologia di disastri non è troppo complicato, ma dare solidità a un discorso intimo come la perdita dei famigliari durante una calamità naturale è ben altro discorso, o ti chiami Fabrice Du Welz e fai una pellicola esteticamente e significativamente originale come Vinyan (2008), oppure ti adegui sui blandi canoni del cinema mainstream, ed è quello che Xiaogang fa, tra l’altro nemmeno troppo bene.

Afterschock (2010) è un film per il grande pubblico che non ha praticamente nulla a che fare con questo blog. È un’opera che si scontra con ogni concezione che ho di buon cinema, dall’idea di voler esibire con effetti speciali il sisma, alla costruzione oltremodo legnosa di un dramma genitoriale che si vorrebbe ripresentare anche nella progenie successiva, passando per l’uso soapoperistico degli archi nelle musiche.
Non funziona questo film perché è già prevedibilmente scritto, non sorprende, non emoziona (peccato mortale), non coinvolge, non lede. La pomposa attenzione verso il contorno ha lasciato parecchio indietro la qualità del concentrato che incespica nei suoi bolsi drammetti parentali allungati aldilà della nostra pazienza.
Fa rabbia un’opera del genere perché trattando un argomento così delicato in cui persero la vita migliaia e migliaia di persone finisce per piegarsi alla legge del botteghino, cosicché il vero schock diviene la superficialità che lo permea.

2 commenti:

  1. Non so perché dopo i primi paragrafi mi ero convinto che la recensione fosse positiva. Peccato, l'avrei visto con piacere un film del genere.

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  2. Figurati Elio, è roba che se opportunamente doppiata potrebbe stare benissimo su una prima serata di italia 1.

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